Primo maggio, a Roma il solito copione di insulti e buonismo. A Napoli i centri sociali seminano il terrore

Il campionario, a Roma, è stato quello di sempre: provocazioni di gruppetti musicali a caccia di qualche minuto di gloria, conduttrici a strappare risatine con facili battutine sui politici, appelli politicamente corretti che sanno di muffa e ipocrisia (sordomuti, razzismo, femminicidio, mancavano solo le gattare e naturisti), applausi freddi e altrettanto ipocriti al carabinieri ferito a Roma (ma non a quello ucciso a Marcianise, chissà perché), poi la musica ostentatamente orientata a sinistra, pugnetti, coretti partigiani, tatuaggi del Che, fino ai guastatori di Elio, che almeno hanno dato alla serata un’impronta satirica alla quale i ragazzi di piazza San Giovanni non sono proprio avvezzi. Il Primo maggio ha seguito il copione di sempre, anche se quest’anno il dramma lavoro lasciava poco spazio alla divagazione, che in effetti, anche a causa della pioggia, ieri in piazza s’è vista poco. Atmosfera plumbea, anche nello spazio “provocazione stupida”, che quest’anno è stato affidato a un gruppo dall’improbabile nome di Management Dolore Post Operatorio che prima di esibirisi nel pezzo “Porno bisogno”  ha alzato verso il cielo un preservativo, come l’ostia durante la messa, mostrando poi la chierica da francescano, nel tripudio della folla. Roba pietosa, in prima serata, della quale qualcuno, tra sindacati e Rai, forse dovrebbe assumersi la responsabilità, visto che dal concertone era stato escluso con sdegno Fabri Fibra, accusato di aver parlato di violenza sulle donne in una sua canzone. Momenti di tensione anche durante l’esibizione di Max Gazzé, quando un giovane ha creato scompiglio nella folla brandendo con la mano una bottiglia di vetro.

Ma la vera tensione s’è registrata a Napoli, dove la festa del lavoro s’è trasformata in una scorribanda dei centri sociali e dei gruppi di lavoratori di estrema sinistra. E così la festa del Primo Maggio è saltata. Niente concerto, solo polemiche. Cellule di Resistenza Operaia,  Comitato cassintegrati e licenziati Fiat, Collettivo Autorganizzato Universitario, Cobas, aderenti al centro sociale Iskrae a Clash City Workers, più vari gruppetti di estremisti, hanno dato vita alla protesta che ha portato Cgil, Cisl e Uil a sospendere il concerto. Il concetto dei manifestanti era chiaro: «Oggi non c’è nulla da festeggiare, visto che anche a causa dei sindacati, il lavoro è morto». E, per farlo capire bene a tutti, i manifestanti sono riusciti a entrare fino all’area del concerto dove c’erano anche tantissime famiglie e bimbi. In pochi secondi è scoppiato il caos: transenne divelte, paura tra gli spettatori, urla contro i sindacati. Da quel momento è stato muro contro muro. Nessun dialogo si è riuscito ad instaurare tra i sindacati e i manifestanti. Gli uni, Cgil, Cisl e Uil “di fronte ad una tale violenza, anche alla presenza di bambini” hanno subito detto un “secco no a ogni forma di accordo con i violenti”. E così, per evitare il peggio, si è deciso di interrompere il concerto e la cosiddetta festa. A Torino, invece, s’è fatta: con manifesti in favore di Preiti, l’attentatore di Palazzo Chigi…

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Gli scontri di Napoli: fonte  RoadtvItalia