“Porcellum” o doppio turno per far tornare la Balena Bianca

Sono tutti di origine democristiana i tre protagonisti dell’attuale fase politica: Enrico Letta, Angelino Alfano, Matteo Renzi. Bisogna riavvolgere il nastro della nostra memoria e rivedere come in un flashback la stagione dei Forlani, degli Andreotti, dei Fanfani per ritrovare un protagonismo scudocrociato altrettanto pronunciato. Vent’anni o giù di lì sono trascorsi dalla data del decesso della Balena Bianca. In realtà, proprio come Carosello, non è mai morta. Era solo in catalessi. Anzi, riposava. Giusto il tempo di riprendere fiato dopo mezzo secolo di ininterrotto dominio nel mare nero della politica italiana.
Non si può certo dire che sia riemersa, ma gli indizi della sua presenza cominciano a farsi pesanti. Intanto è tornata a far parlare di sé. Proprio Renzi, ha rinvenuto tracce di “democristianeria, e non della migliore” nelle pratiche dilatorie di governo e parlamento sul controverso tema della legge elettorale. Lo ha fatto per mera tattica, per allontanare da sé i sospetti attirati dalla sua origine “margheritina”. Da buon dc capisce che se vuole scalare con successo un Pd imbottito di ex-comunisti, tutto può fare tranne che sfoggiare il suo pedigree di balenottero come un abito griffato. Ha poi provveduto un micidiale tweet di Gianfranco Rotondi ad inchiodare scanzonatamente il sindaco al suo albero genealogico. Un’altro piccolo saggio di arte tutta “biancofiore” di arrecar danno simulando il soccorso.
Ma non è solo il sapiente tatticismo dell’ex-rottamatore o la rara e preziosa perfidia dell’ex-ministro pidiellino a rievocare fasti e nefasti del partito fondato da De Gasperi. Pochi se ne sono accorti ma sta festosamente tornando dall’esilio in cui lo aveva relegato l’attivismo pasticcione ed inconcludente della seconda Repubblica nientemeno che Sua Maestà il Rinvio, ossia l’espediente più praticato al tempo dei governi cosiddetti balneari, di garanzia, della non sfiducia, e via elencando. Ne sia prova il fatto che oggi come trent’anni fa la politica è tornata a dividersi tra quelli per i quali è meglio tirare a campare e quanti sembrano invece convinti che sia preferibile tirare le cuoia. In passato, sul drammatico dilemma si accapigliarono come comari Craxi e Andreotti. Il tema, però, dev’essere prepotentemente tornato di moda se solo ieri ne ha scritto Antonio Polito sul Corriere della Sera. Ma a cancellare ogni dubbio sui rigurgiti neocentristi in atto sono proprio le responsabilissime “larghe intese “, schema non tanto familiare ai cantori del bipolarismo duro e puro, ma più attraente persino della divina Bardot degli anni ’60 ai disincantati e concupiscenti occhi democristiani. Non a caso il governo lo guida uno di loro, allievo di Andreatta, che ha come vice un aspirante leader allevato nella corrente demitiana. E tutti e due montano la guardia alta per evitare di essere stesi al tappeto dal “terzo uomo” cresciuto nelle sagrestie scudocrociate, cioè il primo cittadino di Firenze.
Vero è che del succitato terzetto nessuno sembra possedere l’artiglio felpato dei loro avi, quello stile tipicamente dc nell’esercizio gentile e vellutato di un potere pressoché assoluto, ma è materia, questa, che attiene all’evoluzione della specie ed in ogni caso sono anch’essi figli del loro tempo. Buon per loro. Avessero attraversato indenni il ventennio pro ed antiberlusconiano, li avrebbero immediatamente riconosciuti come democristiani e bloccati alle frontiere come clandestini. Invece, travestiti da convinti bipolaristi hanno potuto prendere in mano la situazione. Ed hanno idee chiare. Al di là delle chiacchiere e delle buone intenzioni, di cui è lastricato l’inferno, sanno infatti molto bene che la madre di tutte le battaglie politiche non sta nella riforma della Costituzione ma nella modifica della legge elettorale. Sulla prima, infatti, c’è un consenso addirittura bipartisan, sulla seconda, invece, si litiga di brutto, tra i partiti e nei partiti. E si sa che in politica è il non-detto a fare la differenza.
In ogni caso, che sia l’attuale Porcellum ricostituzionalizzato o un doppio turno alla francese, appare scontato che l’approdo finale delle “larghe intese” o – per dirla con Renzi – delle “lunghe attese” consisterà nella ricostruzione nel sistema dei partiti di un centro di gravità permanente, proprio come lo è stato la Dc.
Morale: a volte ritornano semplicemente perché non se ne sono mai andati. La Balena Bianca ancora non si scorge, ma schizzi di acqua mista ad aria in lontananza segnalano la sua presenza. Neanche il capitano Achab si vede. E questa volta non è detto che sia un male.