Per la rimonta di Alemanno serve una battaglia di cuore. E di destra

Roma è l’ultimo baluardo di una storia antica, che ha avuto una svolta a Fiuggi e che ha portato la destra al governo. Del paese e poi anche della Capitale. Nel 1993 sembrava impossibile che la destra se la potesse giocare e invece il MSI arrivò al ballottaggio a Roma e a Napoli, perdendo di poco. Fu un risultato che nessuno immaginava. Così come nel 2008, quando nessuno si aspettava la vittoria di Alemanno, giunta sull’onda lunga del trionfo alle politiche del Pdl.
Se a un dirigente del MSI alla fine del 1992 gli si diceva che dopo due anni i missini sarebbero diventati ministri, sottosegretari, sindaci di grandi città, in cambio si sarebbe ricevuta una bella risata. Se il dirigente in questione era di buon umore, ovviamente.
Scherzi a parte, in questi venti anni la destra è uscita dal ghetto ed ha iniziato a vincere le elezioni, a governare e a portare a casa anche qualche risultato per il paese. Si poteva fare meglio, sicuramente.  Ma dall’irrilevanza al governo il passo è stato importante, decisivo. Dopo vent’anni, si corre il rischio di tornare indietro. Al punto di partenza. Il primo turno delle amministrative dello scorso week-end ha dato al centrodestra tanti dispiaceri. A Roma quello più grande. Il distacco del Sindaco uscente rispetto allo sfidante di sinistra è notevole. Ma non impossibile da recuperare. Serve una grande mobilitazione popolare, un impegno “casa per casa”, una battaglia più politica che amministrativa, più di cuore che di testa.
La rielezione di Gianni Alemanno sarebbe un passo importante per ridare smalto alla destra italiana. La vittoria nel 2008 fu un passaggio fondamentale nella storia di una comunità, che oggi si è dispersa, ma che grazie alle tante sconfitte sta riscoprendo le ragioni dello stare insieme. Mettendo da parte personalismi e gli errori del passato. La vittoria di Alemanno aiuterebbe il percorso di ricostruzione della destra, non per rimettere insieme i pezzi di un quadro che mostra i segni del tempo, ma dare nuovo slancio a una tradizione politica che merita nuove forze, nuove idee e nuovo entusiasmo.
A Roma si è fatta sentire la crisi economica, il disagio sociale tipico di tutte le grandi città e anche un centrodestra non più radicato come un tempo, quando in tante piazze, in tutti i quartieri c’era una sede di partito dove ascoltare le persone, coinvolgerle, farle sentire parte di una comunità, di una storia. Oggi solo il PD ha ancora una rete del genere e non a caso il voto di domenica e lunedì ha premiato gli orfani di Bersani. Gianni Alemanno conosce la politica fatta di sezioni, comunità e vita di partito. Tanti elettori di destra son rimasti a casa al primo turno. Il derby c’entra poco. Bisogna far capire loro che la partita che si sta giocando è cruciale: non si può consegnare la Capitale alla sinistra radicale di Ignazio Marino, che non conosce Roma e che punta tutto sulla nuova religione dei diritti civili, sui matrimoni gay e l’eutanasia quando la vita di tutti i giorni del cittadino comune affronta problemi più importanti e sicuramente differenti. Ma soprattutto Gianni Alemanno deve rivolgersi ai tanti elettori di destra delusi, rimasti a casa,che in questi giorni dicono di non voler partecipare al ballottaggio. A loro va lanciato un messaggio politico chiaro: ri-vincere a Roma è un passaggio necessario per costruire il giorno dopo quella destra che manca al Paese. E a tantissimi elettori di destra. Questi quindici giorni devono essere una battaglia politica, di destra, di militanza. Solo così al ballottaggio può succedere il miracolo. E iniziare una nuova storia.