Nucleare archiviato. La ripresa si farà coi mulini a vento

La polemica del giorno è sul “ritorno al nucleare”. Il neo-ministro Zanonato avrebbe detto che «se avessimo i siti adatti per gestire l’energia nucleare, si potrebbe utilizzare». Una pioggia di critiche. In primis da Antonio Di Pietro che, ricordando il suo impegno a favore del referendum del 2011 che ha riconfermato il rifiuto dell’Italia nei confronti della tecnologia che produce energia nucleare in ogni usa forma e dimensione, ha gridato alla truffa e messo in guardia gli italiani dal tentativo ennesimo di tradire la volontà popolare espressa tramite referendum. Come accaduto con la soppressione dei ministeri del turismo e dell’agricoltura, del finanziamento pubblico dei partiti e in favore della responsabilità civile dei giudici. A questo punto Zanonato ha precisato che la sua ipotesi era basata su un se (avessimo i siti adatti…), ma siccome non li abbiamo, il discorso non si apre nemmeno. E – ha aggiunto – bisogna comunque rispettare la volontà espressa dagli italiani col referendum quindi – concludono tutti con un sospiro di sollievo – il capitolo energia nucleare è chiuso per sempre e non si riaprirà. Accantonato quindi per sempre il problema della spesa energetica fuori controllo che azzoppa le imprese e sfianca i privati, dimenticata ogni velleità di indipendenza energetica con un italianissimo velo di ipocrisia che ci fa dimenticare che buona parte della nostra elettricità – che compriamo a prezzi maggiorati – ci viene da centrali nucleari situate strategicamente appena al di là dei confini con la Francia e la Slovenia. Noi quindi non possiamo produrla ma dobbiamo comprarla. E ovviamente i confini non fermerebbero le radiazioni in caso di incidenti modello Fukushima. E, a proposito, il Giappone, malgrado la catastrofe, ben lungi dall’abbandonare lo sviluppo e l’utilizzo del nucleare in Patria – che è stato definito dal governo “indispensabile” – ha firmato oggi un accordo bilaterale con gli Emirati arabi per la fornitura dell’energia e la cooperazione nello sviluppo di altre centrali. Gli Emirati arabi hanno in programma la realizzazione ad Abu Dhabi di quattro reattori e hanno già avviato la costruzione di due di questi. Saranno in grado di fornire elettricità al Paese a partire dal 2017 e di esportarne ai Paesi confinanti. In questo modo potranno tra l’altro “liberare” lo sfruttamento del petrolio dagli usi industriali – come vogliono fare in Iran – e salvaguardarne le riserve come moneta sonante. Pare che chiunque altro nel mondo abbia idee molto chiare su quanto necessario il nucleare sia per lo sviluppo e la crescita del proprio Paese. Noi siamo gli unici a rifiutarne l’utilizzo con disdegno, pur essendo stati storicamente pionieri nello svilupparlo. O sono matti tutti gli altri o siamo matti noi…