Non funziona la retorica contro destra e sinistra. E la politica non finisce con le elezioni

Il tracollo di Grillo ha nascosto anche la debacle del centrodestra. La vittoria del Pd al primo turno delle ultime amministrative ha avuto conseguenze positive per il partito di Epifani e ha rafforzato il premier Letta. Ma su tutto ha indebolito il movimento di Beppe Grillo, alle prese con divisioni interne, polemiche contro tutti e tutto e
senza più una bussola La politica non si esaurisce con la campagna elettorale. Dopo il trionfo delle ultime politiche, non pochi osservatori si sono schierati con i grillini, visti come la forza nuova che doveva spazzare via i vecchi partiti, e soprattutto una sinistra senza leader e alle prese con una psicosi interna ancora non superata. E invece
finite le elezioni, sono iniziati i problemi per Beppe Grillo. La sua pattuglia parlamentare senza esperienza, senza una sintesi interna, senza un reale peso sul territorio ha contraddistinto negativamente i primi mesi dei grillini post-elezioni. Dopo la riconferma di Napolitano, il Movimento Cinque Stelle sembrava in ascesa. E così dicevano tutti i sondaggi, che oggi invece segnalano non poche difficoltà per Grillo. La retorica contro destra e sinistra sembrava funzionare. La guerra contro la Casta che si era unita per rieleggere Napolitano sembrava essere vincente. Ma alla prima prova elettorale, con una legge elettorale bipolare e che dava peso alla rappresentanza territoriale dei vari partiti, ha fatto emergere come il movimento virtuale a cinque stelle non abbia ancora la forza di dare la spallata definitiva al palazzo. E forse non riuscirà mai a darla. Beppe Grillo se l’è presa con gli italiani. Quando si perdono delle elezioni, la cosa peggiore da fare è prendersela con gli elettori. Grillo lo ha fatto. Non pago, si è rivoltato contro i Rodotà, i Civati e tutti coloro che pure avevano fatto un’apertura di credito al movimento. In più, il padre-padrone del M5S si è scagliato contro i giornalisti, le tv e tutti i media “colpevoli” di non aver dato
sufficiente e giusto spazio ai grillini, ma si son concentrati solo sulle voci dissenzienti, su retroscena non certo inventati ma fondati sulle voci “uscite” dal senno di parlamentari in sofferenza. Il capogruppo al Senato, tale Crimi, aveva teorizzato l’idea del parlamentare ridotto a peone, a schiacciabottoni, a mero esecutore di decisioni prese altrove, ossia dalla premiata ditta Grillo&Casaleggio. Comprensibile la rabbia tra gli inquilini (temporanei) di Montecitorio e Palazzo Madama. Quello che pare chiaro è come il Movimento abbia sciupato la grande fiducia concessa dagli italiani. Il 32% degli elettori grillini nel 2008 avevano votato Pdl. Grillo ha spostato in questi mesi il
movimento troppo a sinistra e gli elettori grillini “non di sinistra” hanno abbandonato il nuovo corso del comico genovese, che voleva lanciare un’Opa sul Pd dilaniato dopo l’abbandono di Bersani e l’inciucio con il Pdl.  Ma il Pd ha una rete sul territorio capace di resistere agli errori della vecchia classe dirigente di Roma. Così Grillo in versione “sfondamento a sinistra” non ha convinto un solo elettore di sinistra e al contempo ha perso tutti gli elettori provenienti da destra. Un disastro che ha impedito al M5S di partecipare a qualsiasi ballottaggio nei comuni capoluogo, anche nella Siena travolta dallo scandalo Monte Paschi. Adesso Grillo ha subito provato a correggere il tiro, attaccando tuttala sinistra e anche il blocco sociale di riferimento del Pd (e anche del Pdl): i pensionati e i dipendenti pubblici. E si è posto come il difensore di partite Iva, liberi professionisti e “produttori” che a febbraio in maggioranza hanno votato M5S. Queste categorie, però, per quanto giustamente arrabbiate, dalla politica vogliono risposte. Quello che Grillo non può dare, perché appena avanza una proposta, il suo blocco elettorale si sfalda. Insomma, il M5S è in un vicolo cieco. Uscirne sarà impresa difficile. E il bipolarismo gode.