Non c’è nulla di peggio dei falsi rivoluzionari: i veri impresentabili sono loro

A prendere il sopravvento è il gioco perverso delle parole. In questa stagione la politica ha anche un compito: riconquistare una fetta della credibilità perduta e per farlo non le rimane che una sola strada: occuparsi, sin dalle prime battute della legislatura, dei bisogni della gente, dare un segnale e mettere qualcosa nel piatto, magari cancellando l’Imu o diminuendo un po’ le tasse. Niente di eccezionale, sia chiaro, siamo ancora ai primi passi. O meglio, siamo ai primi passi da tartaruga, che però servono a dimostrare che ci si muove, che il peggio è alle spalle. Non a caso si è tentato di dare uno stop alle liti di cortile, ormai indigeribili, con un governo di larghe intese o come dir si voglia. Piaccia o non piaccia, si sia favorevoli o contrari, comunque si finisce per discutere di contenuti e non di gossip, di scandali veri o presunti e telefonate intercettate. Certo, è ancora presto per parlare di fase nuova, ma è meglio di niente. Eppure in questo contesto c’è chi comunque tenta di mandare tutto all’aria, anche se siamo di fronte a una timida partenza va bloccata lo stesso, perché non conviene, non è utile alla strategia dei grilli parlanti. Ed è così che i rivoluzionari si trasformano in forze reazionarie, nel significato deteriore del termine. Per riuscire nell’intento, infatti, utilizzano – come detto – il gioco perverso delle parole, con le pallottole dei vaffa al mondo, l’insulto, lo sberleffo. I protagonisti sono sempre gli stessi e utilizzano identiche armi. C’è Grillo con i suoi strali contro i “pezzi di m…”, con i suoi “il Cav in galera”, “basta con lo psiconano”, “Al Tappone”. C’è Dario Fo, con il suo sarcasmo sull’altezza di Brunetta, prima fisica e poi di pensiero; con la sua ossessione antiberlusconiana, con la sua adorazione (guarda caso) per la Boccassini. E alla lista vanno aggiunti i vari Vendola e le varie Bindi, i nostalgici della contrapposizione e le Annunziate televisive con le fastidiose frasi sugli impresentabili. Dicono no a tutto e a tutti, sono sprezzanti e non si accorgono di aver fatto il loro tempo: alla fine i “no” se li beccano loro, non c’è mistero buffo che tenga. Perché non c’è nulla di peggio dei falsi rivoluzionari.