Milano violenta: la sinistra finge di ignorare il fallimento della cura Pisapia

Milano violenta, come nel film del 1976. Dopo la mattanza del ghanese Mada Kabobo a Niguarda, la rapina all’orologeria Frank Muller in pieno centro, anzi, nel famoso Quadrilatero della Moda, messa a segno a colpi di mazza e molotov, altri due episodi di cronaca nera: due anziani marito e moglie in piena notte, per due ore, sono stati tenuti in ostaggio, pestati e poi derubati da rapinatori armati di coltello e cacciavite. Questa volta è accaduto in via Padova, nella periferia nord della città. E come se ciò non bastasse, tensioni e una barricata bruciata dagli antagonisti in via Olgiati dopo che i militari hanno sgombrato il centro sociale Zam. Se a Roma fosse accaduto anche uno soltanto di questi fatti cronaca, la sinistra avrebbe subito strumentalizzato la vicenda e avrebbe chiesto le dimissioni del sindaco Alemanno. Ma nella Milano governata da Pisapia la parola d’ordine è minimizzare, sminuire la portata degli eventi, ridimensionare. Eppure è lunga l’escalation di sangue e di violenze che Milano paga da quando nel 2011 il sindaco Giuliano Pisapia, fresco di nomina, cacciò militari che la precedente giunta guidata da Letizia Moratti  aveva sguinzagliato in città con l’operazione  “Strade sicure”. I segnali che Milano era stretta nella morsa della criminalità c’erano già da tempo. Il Viminale già dallo scorso anno l’aveva bollata come la città con la più alta incidenza di reati in rapporto alla popolazione: 7.360 ogni centomila abitanti. Nonostante ciò Pisapia ha continuato a raccontare la barzelletta che la “sua” Milano è sicura. Ma la lunga sequenza di fatti di cronaca gli ha dato torto e così dopo l’eccezionale Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di martedì è stato costretto ad accettare i 150 agenti  che il ministro dell’Interno Angelino Alfano invierà in città e a dare un “sì condizionato” ai militari, a patto però che svolgano solo funzioni di presidio fisso. La condizione, come ha appunto spiegato Alfano «è che non facciano pattugliamenti e che occupino presidi fissi, per liberare così poliziotti e carabinieri che possono andare a svolgere in giro sul territorio azioni di prevenzione e controllo». Sull’escalation di criminalità è intervenuto anche il governatore Roberto Maroni che ha osservato come in città ci sia un’emergenza per furti e rapine  che  «fanno aumentare la percezione di insicurezza».