Melandri, lo yoga e il Maxxi

Per attrarre visitatori al Maxxi, il museo dell’arte del XXI secolo progettato da Zaha Hadid, Giovanna Melandri si è inventata un corso di yoga da tenersi a giugno. L’ammiccante invito è: venite col tappetino e, dopo la lezione, visita al museo. Si alterneranno maestri esperti in varie specialità della disciplina e non mancherà l’ora di meditazione zen. Le polemiche non sono mancate, anche se va detto che Melandri non fa che replicare iniziative già prese in passato: nel 2011 il Maxxi ospitò, per esempio, lezioni gratuite di Tai Chi. Stavolta però si paga. 15 euro per una lezione più la visita al Maxxi. Il vero cruccio della presidente Melandri sono infatti i fondi: quelli statali arrivano col lumicino e quelli dei privati pure.  Anche perché lei appare così poco competente da meritarsi critiche graffianti da destra e da sinistra, e anche quelle del personale interno, almeno da quando ha assunto il suo ex collaboratore Francesco Spano per la modica cifra di 72mila euro lordi l’anno. Finora al Maxxi si è vista poca arte e molta mondanità: valga per tutte la serata Azerbaijan, dove nessuno si estasiava per le opere arrivate da Baku e tutti gli occhi erano puntati sulla vipperia intervenuta al vernissage. In ogni caso per Melandri ogni trovata è buona per dare del Maxxi l’idea di un polo museale alla moda, degno di non sfigurare nelle cronache: che si tratti della visita di Patti Smith o delle famiglie invitate a venire in bicicletta per la giornata della terra (sconto di 3 euro all’ingresso). Dunque, come è stato scritto dai suoi detrattori, “merce in grottesco disordine” esposte in una vetrina che dovrebbe (e vorrebbe) essere d’accezione. Invece, chiosa impietoso Il Fatto seguito da Lettera43, il Centro Pompidou e la Tate Gallery sono e restano lontani anni luce.