“Made in China” senza dazi: la Merkel spalanca le porte europee all’industria fotovoltaica di Pechino

A dare l’allarme Maurizio Gasparri con un tweet: «La Merkel blocca l’Ue che voleva misure antidumping per bloccare i pannelli solari cinesi. La Merkel uccide l’Europa va fermata». La denuncia del vicepresidente del Senato segnala un episodio preso sottogamba dai media italiani, ma che è sintomatico. La partita europea si gioca sulle industrie del futuro: quelle del fotovoltaico. Ecco perché il commissario europeo per il commercio, il belga Karel De Gucht, per contrastare le imprese cinesi che tengono artificialmente bassi i prezzi dei loro prodotti, una pratica commerciale illegale conosciuta come dumping. Per questo motivo il commissario Ue aveva proposto l’introduzione, entro il 5 giugno, di una tariffa doganale temporanea media del 47 per cento sui pannelli solari cinesi, con l’obiettivo di difendere i produttori europei del settore: per le pratiche commerciali sleali dei loro concorrenti cinesi, infatti, circa 25mila lavoratori rischiano il posto. La proposta sarebbe in linea con la politica economica americana. Gli Stati Uniti nella primavera del 2012 hanno applicato sui pannelli cinesi un dazio che va dal 31 al 250 per cento.

In Europa le aziende che installano apparecchi fotovoltaici hanno ogni interesse a disporre di pannelli solari a basso prezzo, quindi prodotti in Cina. Questo spiega almeno in parte l’opposizione ai dazi di 17 membri Ue su 27. A guidarli la Germania, di cui la Cina è il terzo partner commerciale. In un’intervista al quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, il ministro per l’Economia Philipp Rösler ha ufficialmente respinto l’idea dell’applicazione di dazi antudumping sui prodotti di importazione cinese. Berlino non ha alcuna intenzione di scatenare una guerra commerciale con Pechino ad alcun costo. Per gli esportatori tedeschi il mercato asiatico vale più di tutta l’Unione europea messa insieme. De Gutch aveva accusato la Cina di esercitare pressioni su alcuni paesi dell’Unione nel tentativo di spaventarli e indurli a votare contro la proposta. Pechino ha smentito, ma il dato rimane: niente misure antidumping. Grazie ad Angela Merkel la Cina è più vicina. E più forte.