L’ultrasinistra “caccia” la polizia, a Bologna vincono violenza e illegalità

Si è concluso con la vittoria del Cua (Collettivo Universitario Autonomo) e in generale dell’ultrasinistra il braccio di ferro con le forze dell’ordine per un’assemblea (non autorizzata) da tenere in piazza Verdi a Bologna: gli estremisti hanno esultato a lungo dopo che polizia e carabinieri, in netta inferiorità numerica, sono stati costretti ad arretrare fino ad uscire dalla piazza simbolo della zona universitaria e a rifugiarsi dentro i blindati. Alla fine tutta la zona era un “campo di battaglia”, piena di vetri di bottiglie rotte, lanciate contro il cordone delle forze dell’ordine. Dopo più di un’ora di fronteggiamento in via Zamboni, con polizia e carabinieri schierati ai lati della strada, c’era stata l’avanzata dei manifestanti, che chiedevano di poter fare l’assemblea e gridavano “fuori gli sbirri da piazza Verdi”. Prima c’è stato un contenimento con manganellate e scudi, cui è stato risposto con un lancio di bottiglie. Quindi l’arretramento del cordone, ancora un volo di bottiglie, mentre la gente che era rimasta in piazza fuggiva spaventata. Alla fine si contavano alcuni contusi tra gli ultras di sinistra e una ventina tra agenti e militari. Un fotografo di Repubblica, con un taglio alla testa, è stato portato via in ambulanza.
«La Procura opererà come sempre con la dovuta celerità, non appena arriveranno i rapporti di polizia giudiziaria. Che comunque, oltre ad una generica ricostruzione dei fatti, devono cercare di attribuire condotte illecite di tipo individuale, lavoro non semplice, né breve quando si tratta di incidenti di piazza», ha spiegato Valter Giovannini, procuratore aggiunto e portavoce della Procura di Bologna. Già giovedì scorso la zona universitaria era stata al centro di un pomeriggio di tensione, anche in quel caso con tafferugli. «Alcune decine di persone non possono tenere in ostaggio l’intera zona universitaria – aveva affermato Giovannini dopo quegli episodi – Confermo quello che ho detto in precedenza, i fatti sono lì a dimostrarlo». Ma, come si è visto, il magistrato è stato prontamente smentito. Immediate le reazioni: «Mi auguro che, di fronte a questa ennesima aggressione premeditata e annunciata da parte di questo gruppo di spavaldi e, spero, non tutelati facinorosi – commenta il segretario generale del sindacato di polizia Siulp, Felice Romano – ci sia un’azione giudiziaria che renda giustizia alla città di Bologna, ai suoi cittadini e a tutti i poliziotti che quotidianamente si sacrificano per l’ordine e la sicurezza pubblica di questa splendida città». «La situazione è sempre più grave perché stiamo assistendo a una escalation di violenza e intolleranza – aggiunge Valentina Castaldini, consigliere comunale del Pdl – Il sindaco Virginio Merola fa le ordinanze con le deroghe e i residenti di piazza Verdi e zone limitrofe non ne possono più a causa di una ventina di nullafacenti, neppure studenti, che vogliono fare il bello e cattivo tempo infischiandosene di leggi e regolamenti». «Una cosa da fare subito in via Zamboni: spostare la facoltà di Lettere»: a chiederlo il capogruppo della Lega in Comune Manes Bernardini che, dopo i primi scontri di giovedì scorso, aveva invocato una specie di “daspo” universitario per i violenti. «Cominciamo a togliere qualche pezzetto, trasferendolo lontano dal centro storico», scrive Bernardini su Facebook, ribadendo la proposta: «Subito identificazione ed espulsione dall’università di Bologna degli studenti rei di manifestazioni violente e degli scontri di questi giorni».