L’ultima gaffe della Melandri: dall’annunciato volontariato al Maxxi-stipendio?

«Lavorerò gratis». Ma anche no. È durata solo sette mesi la presidenza del Maxxi di Giovanna Melandri “senza portafoglio”. «Vado gratuitamente a rilanciare un’istituzione pubblica», disse. Ne faceva una questione esemplare in tempi in cui ci si richiamava alla sobrietà delle istituzioni. Ma ora anche lei, l’ex ministro Pd, nominata alla guida della struttura museale romana dal governo Monti, potrà accomodarsi alla cassa. Come mai? Un escamotage, un bluff, un asso nella manica, fate voi. Basta cambiare la “destinazione d’uso”. E per farlo bisogna chiederla. Esce fuori infatti dal sito di Roberto D’Agostino, che ad aprile la fondazione Maxxi avrebbe ottenuto lo status di ente di ricerca, alla conclusione di un iter iniziato due anni fa. Cosa che probabilmente la Melandri non ignorava. Così cade l’impedimento denunciato in passato dalla stessa presidente: «Una legge del 2010, secondo me sbagliata, ha introdotto il criterio per cui chiunque amministri una fondazione culturale non percepisce stipendi o indennità».   Con questo mutamento di status Giovanna Melandri avrebbe il diritto di incassare uno stipendio dallo Stato. Uno stipendio ai massimi livelli che stride con la situazione deprimente in cui versa il museo romano. Dagospia parla di «un lauto stipendio (tutti soldi pubblici), lo stesso del suo omologo alla Biennale di Venezia Paolo Baratta». Cioè, 145mila euro lordi l’anno, più benefit vari. La Melandri si difende affermando che era a conoscenza dell’avvio dell’iter, ma di non sapere quando questo si sarebbe concluso. Il che non le ha impedito comunque di vantarsi di non percepire stipendio, sapendo che era solo per un po’… Tutti bravi a fare i demagoghi pro tempore. «Non capisco cosa ci si a di male se i risultati vengono». Ecco, questa frase se la poteva risparmiare, visto lo stato patetico in cui è ridotto il museo delle arti del XXI secolo.

Quello che nelle intenzioni della Melandri avrebbe dovuto diventare una Tate o un Centro Pompidou, per attrarre visitatori, è dovuto ricorrere a un corso di yoga da tenersi a giugno. L’ammiccante invito è: venite col tappetino e, dopo la lezione, visita al museo. Si alterneranno maestri esperti in varie specialità della disciplina e non mancherà l’ora di meditazione zen. Cosa intende per risultati, forse l’indimenticabile mostra sui pittori dell’ Azerbaijan, una super-marchetta dove nessuno si estasiava per le opere arrivate da Baku e tutti gli occhi erano puntati sul vippaio intervenuto al vernissage? La mostra tenne naturalmente lontani i visitatori ma ottenne 150.00 euro dalla Repubblica dell’Azerbaijan. A tanto è dovuta arrivare perché il vero cruccio della presidente Melandri sono sempre stati i fondi: quelli statali arrivano col lumicino e quelli dei privati pure. Adesso forse otterrà fondi statali, anche per il suo lauto stipendio. Morale: avremo un polo museale votato alla marginalità, ma con un costo maggiore di prima. Un classico a cui siamo ormai affezionati. A meno che non rinunci al Maxxi stipendio.