L’ipocrisia della tv tedesca: via l’ispettore Derrick perché Ss, ma lo scoprono con 281 puntate di ritardo

Addio al detective impeccabile, giacca, cravatta e panciotto: la tv tedesca rinuncia a un’icona mondiale e bandisce dai suoi schermi l’ispettore Derrick, e cioé la serie televisiva più venduta all’estero a causa delle recenti rivelazioni sul passato nelle SS dell’attore Horst Tappert. A un colpo di scena – la scoperta che l’uomo che ha dato il volto per decenni all’ispettore bavarese sobrio e distinto fosse stato un membro del corpo scelto hitleriano, ne succede rapidamente un altro: «La Zdf non ha più in programma alcuna puntata di Derrick», ha spiegato il portavoce dell’emittente statale Peter Bogenschuetz al settimanale Stern. «Siamo rimasti sorpresi e scioccati dalle rivelazioni», ha aggiunto, motivando la decisione. Un provvedimento drastico – l’ultima puntata risale al primo aprile, e la serie veniva riproposta dal 2011 – e certamente non facile, dal momento che viene rinnegato, oggi, un successo irripetibile. Derrick è il volto del secondo canale in Germania. È stata la Zdf infatti a produrre fra il luglio del 1973 e il dicembre del 1997 oltre 280 episodi, insieme alla radio austriaca Orf e alla televisione svizzera. E l’uscita dagli schermi non è l’unica misura che colpisce Tappert, attore originario della Westfalia morto nel 2008: in Baviera, dove gli episodi di Derrick erano ambientati, le istituzioni si sono già pronunciate sulla possibilità di revocare il titolo di “commissario di polizia ad honorem” concessogli in passato. Stephan Derrick, scapolo dal volto rassicurante, Rolex d’oro al polso e calice di vino al ristorante, era l’icona del tedesco buono, tanto che smise di fumare negli anni ’80 per dare il buon esempio ai telespettatori. Non si potrà tuttavia riscrivere la storia passata del successo di questo prodotto televisivo che ha superato ogni frontiera: esportato in 102 paesi del mondo, Derrick è stato doppiato anche in Afrikans.

Maturata in pochi giorni, la decisione della Zdf è però specchio coerente di una società che col passato nazista continua a fare i conti ogni giorno, rigettando ogni forma di revisionismo e prendendo le distanze da tutto quello che potrebbe compromettere l’immagine di una Germania che prende ancora oggi più che sul serio la pesante eredità storica del secondo conflitto mondiale e dell’olocausto. A riprova dell’ipocrisia della scelta, il fatto che l’autore di Derrick, lo scrittore Herbert Reinecker, fosse stato un fiero appartenente alla Hitlerjugend. Giovane scrittore tra i prediletti di Goebbels, venne premiato per la sua fedeltà al regime con la direzione di una rivista per ragazzi che incitava alla fedeltà a Hitler. Dopo la guerra, aveva pagato la sua appartenza al regime uscendo fuori dalla letteratura che conta. Così si era dovuto riciclare come sceneggiatore di telefilm gialli. Eppure la visione della vita di Reienecker, secondo alcuni critici televisivi, traspare in tutte le 281 puntate dell’Ispettore Derrick. C’è infatti un tema di fondo: la profonda decadenza della borghesia nell’opulenta e democratica Baviera. Una Germania benestante ma fondamentalmente triste, nella quale gli adulti hanno perso il senso della vita e i giovani sono privi di valori. Forse una sarcastica rivalsa dello sceneggiatore, che sembra domandare a ogni episodio ai telespettatori tedeschi: chi ha vinto?