L’inflazione rallenta ma l’effetto-zucchina non si ferma: verdure sempre più care

La crisi “morde” anche le zucchine. Anche le ricette “povere” consigliate in tempi di vacche magre, non sono più così povere: un piatto di verdurine grigliate condite con olio d’oliva oggi è in rialzo. È vero che l’Istat registra un calo dei prezzi e che ad aprile l’inflazione si ferma all’1,1, dall’1,6 di marzo. Ma tra le diverse voci spuntano però anche dei rialzi all’interno del carrello dell spesa. In particolare, l’Istat segna aumenti su base mensile per i prezzi dell’olio di oliva (+0,8%, +3,7% rispetto ad aprile dello scorso anno) e dei vini (+0,6%, +4,3% su base annua). In accelerazione anche la verdura e la frutta fresca (+0,6% congiunturale), che vede i prezzi crescere dell’8,2% su base annua (era +7,7% a marzo). Insomma. Ad aprile si è speso di più per mangiare, rispetto a solo un mese prima. Ricette (presunte) povere a parte, gli italiani si difendono: sono ormai 21 milioni gli italiani che stabilmente o occasionalmente coltivano l’orto o curano il giardino. Gli “hobby farmers”– spiega la Coldiretti – sono una fascia di popolazione composta da giovani e anziani, da esperti e nuovi appassionati, che coltivano piccoli appezzamenti famigliari, strisce di terra lungo ferrovie, parchi e campi di calcio, balconi e terrazzi.Se invece si ha a disposizione un piccolo appezzamento di terreno, in appena 10 metri quadrati si possono coltivare: 4 piante di pomodori, 4 piante di melanzane, 2 piante di zucchine, 8 piante di insalata e 4 piante di peperoni per una produzione media di oltre 25 chili di verdura.
«Siamo di fronte agli effetti del drammatico crollo storico della spesa che non è mai stato così pesante con le famiglie italiane che hanno svuotato il carrello dei prodotti base per l’alimentazione, dalla frutta (-4%) al pesce (-5%), alla carne bovina (-6%), commenta Coldiretti, secondo cui «la riduzione del tasso di inflazione riflette il clima di depressione nei consumi che ha costretto ben sette famiglie su dieci (71%) a modificare la quantità e la qualità dei prodotti». L’aumento degli acquisti a basso prezzo se da un lato ha favorito il contenimento dell’infrazione dall’altro ha privato gli italiani di alimenti essenziali. Il risultato è infatti che – sostiene la Coldiretti – il 12,3% degli italiani «non è stato in grado di sedersi a tavola con un pasto adeguato in termini di apporto proteico almeno una volta ogni due giorni». Secondo il Codacons, poi, «nonostante l’inflazione sia all’1,1%, in termini di aumento del costo della vita equivale pur sempre ad una stangata da 384 euro, per una famiglia di 3 persone». Passando dalla tavola al tetto, la situazione non migliora, gli italiani sono in trincea e aspettano. Nel 2012, come emerge dal rapporto realizzato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, si è avuta una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di compravendite delle case (a 448.364 numero di transazioni. In picchiata anche la produzione industriale: -5,2% a marzo rispetto allo stesso mese del 2012. Per Eurostat è il peggior dato tra le grandi economie continentali. Da far passar l’appetito…