Le “Madri di piazza Tiananmen» contro il nuovo imperatore cinese: sta restaurando il maoismo

Un gruppo di familiari delle vittime del massacro del 1989, che contestano la versione ufficiale dei fatti fornita dal regime comunista, hanno criticato il nuovo leader Xi Jinping per non aver riformato il sistema politico. Al contrario, è l’accusa, Xi sta «riportando la Cina verso l’ortodossia maoista». Le “Madri” – la cui esponente più conosciuta è l’insegnante in pensione Ding Zilin, 68 anni, che a piazza Tiananmen perse un figlio adolescente – chiedono al Partito Comunista Cinese di correggere il verdetto di condanna del movimento studentesco del 1989, definito “un moto controrivoluzionario” e di rivelare il numero e i nomi delle vittime. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno di quell’anno l’Esercito di Liberazione Popolare (Pla) sgombrò con la forza la piazza occupata da due mesi dagli studenti pro-democrazia, uccidendo centinaia di giovani e di cittadini che erano scesi per le strade per proteggerli. Le “Madri” hanno individuato e dato un nome a circa 200 vittime che – sostengono – sono solo “una piccola parte” del totale. All’intervento militare seguirono centinaia di arresti e di condanne a pesanti pene detentive, mentre alcuni dirigenti del movimento riuscirono a fuggire all’estero. Secondo l’organizzazione umanitaria internazionale Dui Hua (Dialogo), l’unica che ha accesso alle carceri cinesi, “un pugno” di persone è ancora in prigione per quei fatti.
Nella lettera aperta diffusa dal gruppo umanitario Human Rights Watch le “Madri” accusano Xi Jinping, eletto presidente in marzo, di aver «rilanciato gli aspetti (del maoismo) più impopolari e che dovrebbero essere completamente ripudiati. Questo ha gettato nella disperazione e nella disillusione coloro che avevano sperato che avrebbe realizzato delle riforme politiche», si legge nella lettera. Alcuni osservatori speravano che Xi, 60 anni, avrebbe seguito le orme del padre, il leader comunista riformista Xi Zhongxun. Ma il nuovo presidente cinese ha subito deluso quelle attese, rafforzando i controlli della censura sul web e lasciando proseguire le persecuzioni contro i dissidenti e le loro famiglie. Le “Madri” sottolineano inoltre che il neopresidente e segretario del Pcc «non ha mostrato di riflettere in alcun modo e di essere pentito per i peccati che sono stati commessi in tre decenni di comunismo maoista. Al contrario, quello che vediamo sono giganteschi passi indietro verso l’ortodossia maoista». Rispondendo ad una domanda sulla lettera in una conferenza stampa il portavoce governativo Hong Lei ha sostenuto che il Partito «ha da tempo raggiunto una conclusione chiara» sulla vicenda e che «i successi (economici) degli ultimi anni dimostrano che abbiamo scelto la via giusta per servire gli interessi del popolo cinese».