Le donne tutte prostitute? Il regista Ozon fa marcia indietro: mi hanno male interpretato

Una provocazione «che è stata mal interpretata». Solo un fraintendimento. Si dice sempre così quando dopo aver parlato in pubblico si viene subissati di contestazioni e polemiche. François Ozon, il regista in lizza per la Palma d’Oro a Cannes con Jeune e jolie, non è da meno. Dopo un giorno di critiche e indignazione montanti sulla rete, l’ex modello sedotto dalla settima arte affida a un twitter la sua poco credibile marcia indietro («non mi hanno capito…»). Sarà pure un grande metteur en scène ma con le parole ha qualche difficoltà. Almeno a leggere la sua intervista di ieri su Hollywood Reporter nella quale afferma che «molte donne sognano di prostitursi». Alla domanda sui giudizi femminili tanto discordanti in merito al suo ultimo film (la storia di Isabelle, interpretata dalla bellissima top model Marine Vacht, che sceglie la prostituzione per sfizio) risponde testualmente: «Penso che le donne possano davvero essere in sintonia con questa ragazza perché molte donne sognano di prostituirsi. Non vuol dire che lo facciano, ma essere pagate per una relazione sessuale è qualcosa di presente nella sessualità femminile». Poi, per timore di non essere compreso, aggiunge altre pennellate sulla psicologia rosa. «Volere essere un oggetto sessuale, essere desiderata, essere usata, è qualcosa di molto diffuso. È il genere di passività che le donne cercano». Sulla rete si scatena lo sdegno generale. «Tutte puttane. Mister Ozon potrebbe, per favore, tenere per sé le proprie fantasie sessuali e non attribuircele», ha scritto sul suo profilo twitter la portavoce del Partito socialista francese, Laurence Rossignol. L’associazione Femen, invece, propone di insignire Ozon con “la Palma d’oro dello scemo 2013”. Su internet impazzano i commenti ispirati alla banalità e alla pochezza della lettura femminile di Ozon: si va dall’accusa di “psicologia da supermercato”, a quella di “luoghi comuni” o ancora ”opinioni da uomini”. Ozon è costretto a tornare sull’argomento con chiarimenti risibili. «Le mie affermazioni  sono state mal interpretate e mal comprese. Ovviamente non volevo parlare delle donne in generale, ma dei personaggi del mio film». Per fortuna – commenta lo psicologo Alessandro Meluzzi – c’è una grande fetta di umanità che non è disponibile a rendere commerciale «ciò che commerciabile non è». È importante difendere la dignità della donna e del genere umano in generale. Il film? Secondo Meluzzi rivelerebbe «una situazione malinconica, sebbene per qualcuno erotizzante, verso la quale bisogna introdurre un elemento di giudizio critico».