L’addio di Bersani: date la colpa a me, tanto si vince insieme ma a perdere è sempre uno solo

È in corso l’assemblea nazionale del Pd che dovrà eleggere Guglielmo Epifani segretario del partito per portarlo a congresso. L’ex leader della Cgil ha detto di avere accettato “per spirito di servizio” mentre Laura Puppato ha annunciato che non intende candidarsi in alternativa a Epifani. Ai lavori non partecipano i giornalisti (ma l’assemblea si può seguire in streaming) e neanche i militanti di occupyPD che si sono presentati alla Fiera di Roma con una maglietta bianca con la scritta “Siamo più di 101”.

Al Pd serve “un nuovo inizio”. Lo ha detto il segretario uscente Pier Luigi Bersani parlando dal palco dell’assemblea. “Ne saremo capaci?”, si è chiesto aggiungendo “io sono convinto di sì”. Questo, ha aggiunto, “deve essere il cuore del nostro congresso e potremo avvalerci tutti della garanzia del nostro segretario”. “Ricominciamo da oggi – è il suo invito – senza astio. Io, come ho già detto da capitano o da mozzo lavorerò assieme tutti voi” e “tutti insieme si ritrovi la fiducia in noi e l’entusiasmo”. “In un partito senza padroni è più facile smontare che mettere assieme e mettere assieme non può essere responsabilità di uno, deve essere tema di ciascuno”, ha continuato. “Vi ringrazio per quello di buono che abbiamo fatto – ha concluso – di quello che non ha funzionato si dia, per carità, a me la colpa: è legge della politica che si vince assieme e si perde da soli, bisogna dirlo, anche ai giovani”.

Anche Matteo Renzi è intervenuto mettendosi a disposizione come aveva fatto nel corso della campagna elettorale: “Se il Pd riscopre l’autenticità e la passione, io, non da candidato alla segretaria o da candidato all’Anci ma da militante, da iscritto darò una mano”. Ha quindi invitato il Pd a non “subìre” il governo ma a sostenerlo con le idee per non regalare altri calci di rigore a Berlusconi.

Rosi Bindi, anche lei dimissionaria dal ruolo di presidente, ha lamentato di essere stata esclusa dalle scelte del Pd negli ultimi tempi e di avere deciso di dire basta “quando è caduto Prodi”. Quindi ha auspicato che si torni tra i democratici a un dialogo franco e aperto. “Le riforme – ha concluso – le vorrei fare, ma al governo consiglierei di fare la riforma elettorale non in 18 mesi, ma nelle prime 18 settimane. Non ci dovesse capitare di dover andare a elezioni anticipate con questa legge. Non ce lo auguriamo ma ci dobbiamo attrezzare”.