La Russia occupa il Mediterraneo. L’Unione europea fa finta di non vedere. La Siria ringrazia

La Russia sta occupando il Mediterraneo. E non sembra che l’Unione europea si dimostri infastidita. Negli ultimi giorni dodici navi della flotta russa sono state inviate da Mosca per sorvegliare Tartus, la base navale in Siria. Lo scopo è quello di mostrare un atteggiamento guardingo, se non aggressivo, verso l’Occidente ed in particolare verso Israele al fine di dissuadere chiunque dall’intervenire nella guerra civile siriana.

Da ben tre mesi i russi stanno incrementando la loro presenza nell’area, tanto da poter dire che un dispiegamento simile di forze non si vedeva dal tempo della Guerra Fredda. Lascia sconcertati l’arroganza del Cremlino che ci fa fare un ritorno all’indietro di circa trent’anni, quando la minaccia della potente marina sovietica era ben viva nel Mediterraneo nel sorvegliare le mosse della Nato ed impedire che l’installazione degli euromissili potesse minacciare l’area che l’allora Unione Sovietica controllava. La logica dei nuovi padroni della Russia probabilmente è la stessa. Il Wall Street Journal ha ripreso una dichiarazione di un funzionario del Pentagono che ha detto: “E’ una dimostrazione di forza, un flettere dei loro muscoli, e una dimostrazione del loro impegno riguardo ai loro interessi”.
E’ evidente che i russi sono guardinghi. La Siria è da sempre la porta che li immette nel Mediterraneo ed è la postazione militare e politica che gli Assad nel corso dei decenni le hanno garantito per svolgere la loro parte di controllori del Medio Oriente e di buona parte del Mediterraneo. Oggi il dispiegamento navale assume anche un’altra funzione, quella di rafforzamento della presenza russa in vista di un riordino dell’area a fronte delle conseguenze delle cosiddette “primavere arabe”. Ma anche per garantire ai numerosi russi presenti in Siria, a diverso titolo e raramente a scopi pacifici, una rapida evacuazione del Paese se la situazione dovesse precipitare e Bahir Assad mollare la presa, travolto dalle montagne di cadaveri che sta “producendo” la sua resistenza ad oltranza contro ogni principio di ragionevolezza.

Di fronte, poi, alla prospettiva di altri attacchi israeliani che potrebbero prendere di mira installazioni russe, riferisce sempre il Wall Street Journal, le navi, dotate di armamenti micidiali e di missili a media gittata potrebbero servire per contrattaccare. Al momento l’eventualità viene esclusa, ma non si può mai essere sicuri di niente laddove nessuna legge riesce a tenere incatenati Paesi che si odiano.

Resta il fatto, comunque, che le ragioni geopolitiche e geostrategiche della Russia vengono tollerate dall’Unione europea che non sembra preoccuparsi eccessivamente di fronte a questa esclalation di intrusioni militari nel Mediterraneo. Come fa finta di non vedere che i missili di nuovissima fabbricazione Yakhont forniti alla Siria e finiti, non si sa come (o meglio, lo si sa benissimo, ma non lo si può dire) nelle mani di Hezbollah, secondo alcune fonti occidentali, potrebbero costituire una minaccia non sotanto per Israele, ma anche per l’Europa meridionale.

Viene il sospetto che l’Unione europea non abbia una politica di sicurezza e di difesa. Sospetto rafforzato da molte omissioni che si imputano alla Commissione e all’ineffabile lady Catherine Ashton, responsabile dei destini europei. Per nostra fortuna il suo mandato sta per scadere.