«La nave non doveva essere lì». Dietro la tragedia del porto di Genova un errore umano

Cinque morti e quattro  feriti. È il bilancio, ancora provvisorio, dell’incidente avvenuto nel porto di Genova alle 23 di martedì notte, quando la Torre di controllo del Porto, una struttura in cemento alta oltre 50 metri, è stata colpita in pieno dalla poppa della porta container Jolly Nero, della linea Messina. E’ venuta giù di schianto, seppellendo le tredici persone che c’erano al suo interno. Finora solo una delle vittime è stata identificata: è una guardia costiera di 30 anni, di Rapallo, Daniele Frantantonio. Gli altri due morti sono un altro sottufficiale della Capitaneria di Porto, e un impiegato del corpo Piloti di Genova. La torre, di cemento e vetro, si è come “afflosciata” nelle acque nere di molo Giano. Dei quattro feriti accertati, due sono stati ricoverati in codice rosso, altri due sono in condizioni meno gravi. I quattro si sono salvati perché sarebbero riusciti a gettarsi in mare prima del crollo della torre. Poche le speranze, invece, di trovare in vita le sei persone disperse.

Sommozzatori dei vigili del fuoco hanno scandagliato il fondo del porto per tutta la notte, mentre decine di uomini del soccorso lavorano per rimuovere le macerie della torre e delle due palazzine della Capitaneria crollate dopo l’urto. Si opera anche con l’ausilio di un pontone, in condizioni difficili. Dei dispersi, tre sarebbero rimasti imprigionati all’interno dell’ascensore della torre, poi finito o in acqua o sepolto dalla macerie. Subito dopo l’incidente si sono recato sul posto il sindaco, Marco Doria, il prefetto, Giovanni Balsamo, il presidente dell’AP, Luigi Merlo, l’armatore, Stefano Messina. Sconvolti. «È una tragedia inspiegabile» ha detto Merlo. La nave é stata sequestrata. Secondo alcune testimonianze avrebbe avuto un’avaria ai motori, per cui era diventata ingovernabile. «Di certo non doveva essere lì« ha commentato Merlo. «Una nave di quelle dimensioni non può far manovra in quella zona». Il sindaco Doria ha proclamato il lutto cittadino.