La decadenza dei grillini è iniziata. Sapranno adeguatamente cavalcarla le forze politiche?

La rivoluzione s’infrange sulla scogliera della diaria. La parabola del Movimento Cinque Stelle sembra segnata. Da settimane i grillini sono tormentati dal dubbio se accettare il diktat del padre-padrone che vorrebbe la restituzione delle spese non documentate della diaria dei parlamentari in aggiunta ai cinquemila euro lordi di indennità che tassati significano 2200 o al massimo 2500. Non tutti ci stanno. E si possono capire. A Roma non si vive quattro giorni a settimana, non si mantiene una famiglia e non si fa neppure un minimo di attività politica con le cifre che Grillo vorrebbe imporre ai suoi parlamentari. La discussione, com’è noto, sta assorbendo le energie dei deputati e senatori Cinquestelle che da settimane, da dopo l’ebbrezza del “Ro-do-tà, Ro-do-tà”, non sembrano aver trovato altro impegno su cui riversare le proprie energie.

Il Movimento si sta disfacendo. Quando Grillo dice che chi non si attiene alle disposizioni (da lui diramate) è automaticamente “fuori”; quando caccia, o fa cacciare a colpi di clic, qualcuno che non ritiene di disertare gli studi televisivi;  quando impone la sua volontà su tutto e tutti e non si capisce bene perché deve essere lui, stando a quanto si dice, a dover amministrare i fondi pubblici destinati alla comunicazione politica, è di tutta evidenza che la democrazia nel suo movimento è latitante. E c’è chi comincia a rumoreggiare, ad immaginare altre strade, a distinguersi.

I sondaggi, per quel che valgono, danno in regressione il M5S. Sarà perché finora non è riuscito ad articolare neppure uno straccio di proposta politica praticabile, né a stringere alleanze al fine di ottenere quelle presidenze parlamentari che, come partito di opposizione, riteneva gli spettassero. Sarà anche perché furbescamente si è impossessato, ai danni di Sel, di tutte le vice-presidenze delle Commissioni segnando di fatto una rottura con Vendola. Sarà perché le questioni di governabilità dei gruppi cui sono connesse quelle degli emolumenti hanno mostrato un agglomerato fragile dominato da un capo sempre più discusso ed il cui carisma presso i suoi sta rapidamente scemando, fatto stato che il “grillismo” mostra segni vistosi di cedimento alla prova parlamentare.

E non deve sorprendere. Tutti i movimenti populisti che non sanno darsi un’organizzazione e sono incapaci di strutturarsi per sostenere un programma che sia permeabile ad altri apporti, finisce per isolarsi in una sorta di solipsismo politico aggravato dall’inesperienza degli eletti che se si confrontassero apertamente con candidati di altri partiti, per esempio nei collegi uninominali, quasi sicuramente soccomberebbero.

Ciò vuol dire che tutto ciò che nasce sull’onda dell’epidermico disgusto per la cosa pubblica, per marcare vistosamente un malessere sociale e politico, è destinato a sfarinarsi in un tempo più o meno breve. Credo che il grillismo abbia toccato la sua vetta più alta ed ora non può che scendere fino a diventare irrilevante.

Certo, se i partiti istituzionali lo aiutano a respirare, la sua parabola ascendente continuerà ancora, ma è difficile che Pd, Pdl eal altri vogliano essere tanto suicidi da non rendersi conto che dalla soluzione dei loro problemi interni dipenderà la rinascita del bipolarismo ed anche per questo dovrebbero attrezzarsi a varare una nuova legge elettorale o, quanto meno, a ripristinare il Mattarellum poiché la deflagrazione del governo, sempre dietro l’angolo, potrebbe precipitare l’Italia in una nuova competizione elettorale. E questa sì che sarà decisiva per le sorti del Paese, a meno che le forze politiche non vogliano accettare come ineluttabile la sindrome di Weimar. In tal caso non un Grillo, ma molti altri altri movimenti e gruppi anti-sistema saprebbero come mettere in ginocchio una classe politica non all’altezza di difendere neppure se stessa.

Tutto, comunque, al di là delle più fosche previsioni, lascia intendere che la stagione grillina è al tramonto. Del resto, le illusioni non possono durare in eterno.