La Camera ricorda Buontempo. Boldrini: «È stato un protagonista leale della destra italiana»

«Teodoro Buontempo è stato un protagonista leale e coraggioso della storia della destra italiana». Dopo le commemorazioni alla Regione Lazio e al Municipio di Ostia, anche la Camera dei deputati ha ricordato l’esponente della destra italiana scomparso lo scorso 24 aprile all’età di 67 anni. È stata la presidente Laura Boldrini a chiedere l’attenzione dell’aula chiedendo di osservare un minuto di silenzio. «Buontempo – ha detto – è stato un politico apprezzato per la sua correttezza, per la coerenza e la passione ideale, animato da profonda dedizione all’istituzione parlamentare e da un sincero spirito di servizio nei confronti dei cittadini». Parole che sono state seguite da un applauso al quale si sono associati anche i membri del governo presenti in aula. Subito dopo ha preso la parola Ignazio La Russa che ha ricordato come «Buontempo era un leone, anche se il suo soprannome era “er Pecora”. Ma era tutt’altro che una pecora. Il soprannome gli derivava dal fatto che quando arrivò a Roma nel 1970 (proveniva dall’Abruzzo e, anzi, nel 1968 per l’esattezza arrivò a Roma) non aveva una lira. Dormiva in macchina o in un alberghetto vicino alla stazione centrale e i pochi soldi, che raggranellava con qualsiasi tipo di lavoro, li investiva tutti in politica, mai per sé, ma per fare crescere un mondo giovanile di cui presto, due anni dopo, sarebbe diventato il rappresentante». La Russa ha ricordato che «nel 1970 è diventato il primo segretario provinciale del Fronte della Gioventù, dopo che era stato già presidente della Giovane Italia». In questo percorso lungo, che ha tracciato la storia della nostra generazione, ha sottolineato ancora La Russa, «Teodoro non è mai cambiato. Io me lo ricordo gli ultimi giorni, esattamente come era nel 1970: la sua stessa capacità di stare in mezzo alla gente, di interpretare i bisogni della gente più umile soprattutto, dei giovani in particolare, magari con un’immagine che lo faceva apparire un po’ goffo. In realtà era un uomo anche molto raffinato, basta guardare le scelte che faceva per la sua famiglia. Teodoro – ha detto – non si è mai smentito, è stato coerente tutta la vita, coerente e leale con i suoi valori, con i suoi principi, ma non ha mai cercato di sopravanzare o fare in modo che gli altri dovessero subire le sue idee. Le ha sempre professate con lealtà, con coerenza ma con chiarezza». L’esponente di Fratelli d’Italia ha osservato che «non è mai stato, però, una stella di prima grandezza nella politica italiana, forse perché aveva scelto di essere un battitore libero, di non legarsi a nessuna corrente, di dire sempre quello che pensava, pagando di persona, insegnando che si può fare politica tutta la vita». Anche Vincenzo Piso, deputato del Pdl, ha voluto ricordare l’amico Buontempo: «In questa città, il nome di Teodoro rimarrà indissolubilmente legato alle periferie e al soccorso prestato ai bisogni primari delle persone che lì vivono, al contrasto dell’arroganza di quei poteri che ritengono che tutto gli sia dovuto. La sua infinita disponibilità a mettersi a disposizione, ad ascoltare i più deboli e i meno fortunati hanno rappresentato per Teodoro la regola per cui il censo, l’essere di umili origini, non possono costituire un muro invalicabile ai propri bisogni, ai propri sogni, alle proprie aspirazioni».