«Inserire lo sport in Costituzione»: non è la proposta di 16 anni fa di Alleanza nazionale ma è… Idem

«Mi piacerebbe che la parola “sport” entrasse nella Costituzione». Un lungo applauso accompagna le parole della ministra Iosefa Idem, tornata in Consiglio Nazionale del Coni, ma questa volta da ministro dello Sport. «Vorrei che la parola sport venisse scritta con la S maiuscola perché è qualità, stile di vita e parametro di civiltà dei popoli». Si rivolge a quelli che sino a pochi giorni fa erano i suoi colleghi consiglieri. «Non mi scorderò mai del tema dello sport – assicura la Idem, che ricopre pure il dicastero per le Pari Opportunità e quello delle Politiche giovanili – Questo è il mio mondo e lo sarà per sempre». Poi arriva la proposta da standing ovation di inserire lo sport nella Costituzione.

Tutti d’accordo, ma forse la canoista di origine tedesca non sa che sul tema dello sport da inserire nella Costituzione italiana arriva perlomeno seconda, se non buon ultima. In Parlamento i primi a chiederlo formalmente (non solo come auspicio da formulare in una riunione tra vecchi amici) sono stati i senatori di Alleanza nazionale, esattamente sedici anni fa. Era il 26 maggio del 1997 e sull’argomento Alleanza nazionale intervenne con i suoi esponenti di spicco a Palazzo Madama: «Inserire all’interno della Costituzione la parola sport», era il titolo del convegno. A presenziarlo il presidente dei senatori di An Giulio Maceratini, Franco Servello e il responsabile dell’ufficio sport di An Ettore Bucciero.  «Nella nostra Carta manca un esplicito riferimento allo sport salvo quello indiretto dell’articolo 32 sul diritto alla salute – osservava Servello – Bisogna elevare a livello costituzionale il diritto allo svolgimento dell’attività sportiva intesa come momento ricreativo ma anche di educazione e di rigenerazione spirituale». Da qui la proposta che venne presentata anche in Senato con un disegno di legge: «Ferma restando l’autonomia del Coni riteniamo essenziale che un inserimento nella Costituzione dello sport sia di primaria importanza. L’associazionismo sportivo, l’impiantistica sportiva, la lotta al dooping sono argomenti che sono sotto il controllo del Coni, ma il Coni da solo non può sostenerlo e ha bisogno dell’intervento delle forze politiche e delle istituzioni». Quella iniziativa legislativa rimase lettera morta anche per la ferma opposizione della sinistra. Quasi vent’anni dopo il paradosso vuole che a chiederlo sia una ministra eletta nel Pd. Differenze con la proposta di An? Nessuna. Per dirla in latino: è Idem.