In casa Pd grandi manovre in vista del congresso: Chiamparino in campo sostenuto dall’asse Renzi-Veltroni

“Se si creeranno le condizioni per dare una mano al centrosinistra, a prescindere dal ruolo, può essere cosa su cui ragionare, ma allo stato attuale non ho obiettivi”. Così Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino e presidente della Compagnia di San Paolo, sulla sua eventuale candidatura alla segreteria Pd. Il suo nome era stato fatto già nei giorni scorsi per il ruolo di segretario-reggente adesso ricoperto da Guglielmo Epifani. Quel suo dirsi disponibile a “dare una mano” è stato da tutti interpretato come una discesa in campo dell’ex sindaco di Torino in vista del congresso autunnale del Pd.  “Da oltre un anno a questa parte – aggiunge Chiamparino a margine di una conferenza stampa – sto facendo un lavoro e credo dignitosamente bene, quindi non sono alla ricerca di un posto. Per il futuro vedremo. Di sicuro per me è difficile separarmi dalla passione per la politica, che non è però soltanto quella riconducibile ai partiti”

Com’è noto nel partito che fu di Bersani il livello di fibrillazione è altissimo. In particolare si discute sul ruolo del “traghettatore” Epifani. Si candiderà al congresso? I fautori del rinnovamento generazionale non vedono di buon occhio l’ipotesi: infatti Chiamparino sarebbe sostenuto dalla cordata Renzi-Veltroni.  Molto dipenderà anche dall’altra grande questione, ovvero la modifica dello statuto per svincolare la figura del segretario del partito da quella del candidato premier. Una correzione che è stata fatta per permettere la partecipazione di Matteo Renzi alle primarie e che il sindaco di Firenze vorrebbe fosse resa definitiva.

Intanto sul sito online Il Retroscena, molto ben informato sulle dinamiche interne a Largo del Nazareno, è stato pubblicato un sondaggio Digis che mostra che l’elettorato dei democratici considera quella di Epifani una scelta contingente di compromesso. Questa l’opinione del 24% degli interpellati, mentre il 37% ritiene che Epifani va bene ma solo fino al congresso, quando dovrà essere avviato l’auspicato rinnovamento. Infine, il 39% boccia l’opzione Epifani che sarebbe frutto della “vecchia politica”.