«Il terremoto dell’Aquila non era imprevedibile». La motivazione del giudice corregge pure la scienza

Il terremoto dell’Aquila che ha portato al crollo tra gli altri della Casa dello studente «non era affatto imprevedibile». Lo sottolinea il giudice del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco nelle motivazioni sulla sentenza dell’ottobre 2012 di condanna di quattro imputati e assoluzione di altrettanti, depositate oggi. La sentenza portò alla condanna a sei anni per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose di sette componenti della Commissione Grandi Rischi che il 31 marzo 2009, 5 giorni prima della scossa, si riunirono all’Aquila per fare il punto sullo sciame sismico che da mesi interessava il territorio aquilano.  Sulla scorta delle indicazioni tecniche, per Grieco il sisma poteva essere previsto «essendosi verificato in quello che viene definito periodo di ritorno, vale a dire nel lasso temporale di ripetizione di eventi previsto per l’area aquilana». Periodo che, scrive citando il consulente Luis Decanini, «è stato indicato in circa 325 anni dall’anno 1000». Inoltre, «si è trattato di un terremoto certamente non eccezionale per il territorio aquilano e assolutamente in linea con la sismicità storica dell’area». La tesi del giudice Grieco è molto simile a quella sostenuta dal collega Marco Billi nelle motivazioni della sentenza Grandi Rischi. Billi scrisse che ci fu negligenza umana nel dare false rassicurazioni alla popolazione che in tal modo non adottò le tradizionali precauzioni tra cui uscire di casa dopo una forte scossa.

«I terremoti finora non li ha mai previsti nessuno». Così il sismologo Enzo Boschi, fra gli imputati nel processo dell’Aquila ha risposto alla motivazione depositata dal giudice Grieco. «Allo stato attuale delle conoscenze – ha aggiunto Boschi – non si riesce a prevedere i terremoti. Quello che è possibile fare, e che i Paesi avanzati fanno, è rendere più sicuri gli edifici in modo da ridurre al massimo in danni». Al mondo esiste un solo precedente valutato come un terremoto realmente previsto per tempo. Nel 1975 la città cinese di Haicheng fu evacuata per tempo, ma i segnali erano stati eclatanti e il regime comunista si potè concedere il lusso di costringere tutta la popolazione ad abbandonare la città di punto in bianco. Tuttavia l’evacauzione non fu sufficiente per evitare vittime: si registrarono comunque mille morti e ventimila feriti. La comunità internazionale scientifica, dall’associazione dei sismologi americani a quella giapponese, all’indomani della sentenza si è schierata in difesa dei colleghi italiani: «Un processo del genere da noi sarebbe impensabile – ha commentato Shinichi Sakai, professore associato dell’Earthquake Research Institute di Tokyo – dopo i simologi toccherà ai meteorologi? Con la stessa logica il giudice italiano potrà mandare in galera chi non ha previsto una calamità atmosferica che ha provocato vittime».