Il sonno degli elettori romani non durerà a lungo. Si sveglieranno prima del ballottaggio

Bisogna rimboccarsi le maniche. O meglio, bisogna svegliare tutti quei romani che in questi ultimi giorni sono sprofondati in un sonno profondo, quasi ipnotico, perché non c’è un motivo razionale che giustifichi il voto al primo turno delle elezioni per il sindaco. Basta vivere la città per capirlo. Per adesso Marino è in vantaggio (ma su metà degli aventi diritto, vista l’astensione record). Proprio lui, il personaggio che a rigor di logica avrebbe dovuto fare un buco nell’acqua, viaggia attorno al 40%. Un po’ ha giocato l’informazione: molti giornali sono stati – e continuano ad esserlo – militarmente schierati con il centrosinistra, regalando titoloni alle cose negative che accadono tutti i giorni (a Roma come altrove) e dedicando piccoli titoli alle opere realizzate dalla giunta Alemanno. Persino i fogli di quartiere, quelli che trovi gratuitamente nei bar e nei cestini gratuiti delle metropolitane, sembravano il megafono di Marino. E spunta il primo paradosso: i romani, che si lamentano da una vita – ma proprio da una vita – del traffico caotico della città, avrebbero scelto il candidato del centrosinistra che come soluzione propone solo le rastrelliere per biciclette e non chi, come Alemanno, in questi anni ha allargato strade importanti, ha avviato lavori per le terze corsie e ha fatto in modo – con l’apporto del governo Berlusconi – che iniziassero opere importanti come la complanare della bretella che collega la provincia e la periferia con le zone centrali di Roma. Inspiegabile. Secondo paradosso: non c’è un romano che non si lamenti per la presenza dei nomadi, chi ha una casa nelle vicinanze di un campo deve fare i conti con disagi enormi e ha sempre il terrore di ritrovarseli in casa per qualche “visita” non gradita. Ebbene, la giunta Alemanno ha il record degli sgomberi realizzati tra mille difficoltà, compresa l’ira funesta di molte associazioni buoniste e persino dell’Europa. Ed è accaduto che al primo turno molti hanno votato Marino, che invece ha addirittura fatto comizi nei campi nomadi, dai quali ha avuto l’appoggio anche alle primarie. Inspiegabile. Terzo paradosso: nessun sindaco ha fatto tanto per le periferie, la giunta di centrodestra ha incrementato asili e scuole d’infanzia, dotando di strutture scolastiche di alto livello zone che non ne avevevano neppure una o che comunque erano in difficoltà. Basterebbero già questi tre paradossi per far suonare la sveglia ai romani. Ci sono quindici giorni per recuperare, l’ipnosi dura di meno, neppure Giucas Casella riuscirebbe a resistere  per tanto tempo. E in politica quindici giorni sono un’infinità, può cambiare tutto e capitare di tutto. Anche che il bluff di Marino sia smascherato.