Il referendum sui fondi alle scuole cattoliche spacca la giunta bolognese. E c’è chi fa campagna all’asilo

A Bologna una campagna elettorale così tesa non si vedeva dai tempi dell’elezione di Giorgio Guazzaloca. Stavolta, però, in ballo non c’è la poltrona di sindaco ma un refefendum cittadino. Domenica i bolognesi dovranno decidere sui fondi comunali alle paritarie dell’infanzia (sostanzialmente alle scuole materne cattoliche). Una questione che ha spaccato in due la giunta rossa. Da una parte il Pd (favorevole) dall’altra Sinistra e libertà, sul piede di guerra. «Non ho più niente da dire nel merito, per quanto mi riguarda l’argomento è chiuso e se ne riparla lunedì prossimo», spiega il sindaco Virginio Merola. «Mi auguro che sia una settimana dove i cittadini trovino il tempo per informarsi sui contenuti del voto, al di fuori di ogni condizionamento politico di parte, perché questo referendum è civico», sottolinea Merola, che sui rapporti tesi con Sel aggiunge: «Con Nichi Vendola ci siamo detti quello che pensiamo, in questi giorni non l’ho sentito. Lo stesso provvedimento viene applicato a Milano come in Puglia, non vedo perché qui ci debbano essere conseguenze diverse». Le conseguenze, appunto, potrebbero essere una crisi della giunta. E sulla questione, più simbolica che pratica (il Comune di Bologna finanzia le scuole paritarie con un milione di euro l’anno) si fronteggiano i big della sinistra felsinea e nazionale: a guidare i favorevoli l’ex premier Romano Prodi, arruolati tra i contrari il giornalista Michele Serra, il fondatore di Emergency Gino Strada e gli attori Isabella Ferrari e Neri Marcorè.

Una campagna elettorale dove anche i bimbi delle materne sono stati schierati. La consigliera comunale Pdl Valentina Castaldini ha postato su Facebook  alcuni disegni dove si legge «La nostra scuola con la A», un riferimento al voto di domenica, e «No Asp», ovvero un rifiuto del progetto di riorganizzazione dei servizi educativi portato avanti dal Comune. «C’è chi a maggio fa i disegni per la festa della mamma, c’é chi preferisce, nella scuola comunale, far fare i disegni ai bimbi in favore della A», scrive la Castaldini, aggiungendo: «Ho la curiosità di sapere quale coordinamento pedagogico sostenga sia giusto utilizzare i disegni dei bimbi per una manifestazione che riguarda il contratto delle maestre».