Il ministro Kyenge torna sullo “ius soli”. Gasparri: «Niente colpi di mano»

Torna il dibattito sullo “ius soli”, e torna alla ribalta grazie al neo ministro per l’Integrazione: «Il governo ha delle priorità che vanno messe avanti e vanno realizzate. All’interno di queste emergenze sicuramente troviamo anche il tema del diritto di cittadinanza,

riuscire a dare identità a molti figli che sono un milione di bambini di origine straniera che ancora oggi attendono di avere la cittadinanza italiana», ha infatti detto  Cecile Kyenge ai microfoni di Sky Tg24: «Credo che sia un percorso importante che dovremmo fare non solo come ministero dell’Integrazione ma in collaborazione con altri ministeri ma trovare una soluzione con i diversi gruppi politici». L’oculista originaria del Congo ha poi ribadito a Modena, la sua città d’adozione: «Un governo è come una squadra, e quindi bisogna lavorare insieme. Mi piacerebbe, però, che partisse un percorso di dialogo fra le diverse parti politiche sul punto dello ius soli». Fin dal suo insediamento, la Kyenge ha precisato che lo ius soli, ovvero la cittadinanza per chi nasce in Italia, era una delle sue priorità. Non tutti sono d’accordo con questa posizione, che non è solo del ministro Kyenge: «La Boldrini, andando al di là del suo ruolo, propone con insistenza una nuova legge sulla cittadinanza. Lei e quanti altri insistono su questo tema sappiano che non sono accettabili colpi di mano o scelte demagogiche», ha da parte sua puntualizzato  Maurizio Gasparri, vicepresidente di Palazzo Madama. «Dico anche ai ministri – aggiunge – che il passaggio allo ius soli non è ipotizzabile. La concessione automatica della cittadinanza a chiunque nasca in Italia sarebbe un errore. Lo capiranno anche coloro che agitano bandiere logore». All’esponente del Pdl replica il deputato Pd Khalid Chaouki (di origine marocchina), firmatario con Pierluigi Bersani, Cecile Kyenge e Roberto Speranza di una proposta di legge sulla cittadinanza ai minori stranieri: «Il tema della cittadinanza non è solo del Pd, ma di tutta l’Italia, che in una fase di crisi continua a rinunciare al contributo di un milione di nuovi italiani, che italiani lo sono già di fatto. Gasparri eviti di fare di un principio di civiltà, più volte richiamato dal presidente Napolitano, una battaglia ideologica sulla pelle dei bambini». Chiude la questione lo stesso Gasparri, replicando a stretto giro di posta: «Non accetto le intimidazioni di esponenti del Pd che tentano demagogiche speculazioni sulla pelle del prossimo. Lo ius soli con l’automatica concessione della cittadinanza a tutti coloro che nascono in Italia non sarà mai legge della Repubblica italiana». Sulla vicenda è intervenuto anche il leader della Lega Nord Roberto Maroni: «Oggi il ministro Kyenge ha detto che bisogna rivedere la Bossi-Fini: sì, purché rimanga il principio che chi viene in Italia deve avere il permesso di soggiorno sulla base di un lavoro e non ritornare all’errore fatto dello sponsor». Maroni, parlando a Milano, ha risposto a una domanda sulle polemiche per le parole di alcuni esponenti del Carroccio sul ministro per l’integrazione Cecile Kyenge ribadendo che «io valuto l’operato dei ministri sulla base delle cose che fanno, anche se non condivido alcune cose che ha detto come quelle sullo ius soli».