Il centrodestra vince la sfida dei numeri. Marino si “riprende” San Giovanni ma la piazza resta semivuota

Di coraggio ne ha avuto, Ignazio Marino: si è “ripreso” piazza San Giovanni che a febbraio i Democrat avevano ceduto a Grillo, ma i risultati sono stati alquanto deludenti. Molto lontani dai numeri che la piazza è abituata a vedere durante il Concertone del primo maggio, abissale la distanza con la grande manifestazione del Pdl del 2010, quando nell’emiciclo arrivò un milione di persone. Ma impietoso è stato anche il confronto con la passerella finale di Beppe Grillo alle ultime Politiche. Centinaia le persone che nel corso del pomeriggio si sono “affacciate” in piazza San Giovanni forse più incuriosite dalla  «grande festa popolare» organizzata dal candidato a sindaco intervistato dal comico Dario Vergassola e dallo spazio dedicato agli attori – peraltro sempre i soliti noti – (Giulio Scarpati a Stefania Sandrelli, da Leo Gullotta a Giobbe Covatta, da Max Bruno ad Alessandro Gassman, da Max Paiella a Dado) e alle esibizioni musicali (con  Silvia Salemi, Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso, i Velvet, Stefano Di Battista e Danilo Rea, Nicola Piovani, Grazia Di Michele e er Piotta). Ma nonostante il parterre la piazza storica della sinistra nel pomeriggio è rimasta semivuota. Poi pian piano sono arrivati i supporter di Marino: anziani, donne, giovani, uomini di partito. Tanti quelli che gridano con lui «Daje Roma», «Famose sentì», «nun se ne può più». Tutti in cerca di una ritrovata compattezza della sinistra. Ma a poche centinaia di metri, al Colosseo, dove Gianni Alemanno ha chiuso con i big del centrodestra e Silvio Berlusconi la sua campagna elettorale, le stime parlavano di una presenza cinque volte superiore a quella di Marino a San Giovanni. Eppure appena arrivato in piazza, Marino era stato ottimista: «Adesso la riempiremo». In mattinata pur ammettendo che «San Giovanni è una grande piazza, complessa», aveva fatto previsioni più che rosee: «Noi vogliamo portarci tutto il popolo democratico di Roma al di là delle ideologie per una nuova idealità». Ma i numeri gli hanno dato torto mostrando lo scarso appeal di candidato sindaco non romano che la sinistra ha catapultato su Roma. A volerci mettere una pezza sopra è stato Epifani che alla domanda di un cronista se era pentito di aver scelto quella pizza ha detto un “no” secco, ma ha puntualizzato che «non c’è stata una grande partecipazione della città, di Roma, a questa campagna elettorale. Almeno, non come in altri tempi». La piazza di Alemanno più piena? «Poi conteremo i voti».  Il coraggio a Marino non è mancato: ma se la riconquista del Campidoglio parte da piazza San Giovanni di strada ne deve fare ancora tanta.