Il cammino del nuovo governo comincia in una strada tortuosa e in salita. Vedremo dove ci condurrà

Qualcosa di buono e di nuovo finalmente si sta muovendo. È certamente un’ottima notizia il gruppo di lavoro congiunto tra l’Ocse, la Presidenza del Consiglio e  il ministero del Lavoro per mettere a punto idee sulla disoccupazione giovanile in vista del prossimo consiglio europeo. È importante che tra i primi atti del nuovo governo ci sia la volontà di affrontare una questione che pesa molto sul futuro della nostra nazione sia in termini di crescita sia di credibilità verso i cittadini, sfiancati e sfiduciati da una crisi interminabile.

Sapere che “l’ossessione del governo”, così come l’ha definita il presidente del Consiglio, Enrico Letta, è la disoccupazione giovanile, è il segnale chiaro e inequivocabile che l’allarme lanciato in continuazione dal sindacato è stato finalmente intercettato e decodificato da una volontà decisa e determinata a curare una piaga sempre più grave, soprattutto nel Mezzogiorno. Dalle parole del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, emergono poi importanti conferme: l’intenzione di approfondire la questione “esodati”, sulla quale pesa però il vincolo dell’urgenza, perché troppe persone sono costrette a vivere in un limbo intollerabile; l’accento posto sulla ritrovata unità delle parti sociali, utile a «selezionare al meglio cosa bisogna fare»; infine l’analisi sui punti critici della riforma del lavoro che, come sin dall’inizio ha sostenuto l’Ugl, era più adatta ad una economia in crescita, non in crisi.

Più severa le posizione del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che  per esodati e rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, considerate come «priorità» da affrontare, «non possono essere assunti provvedimenti improvvisati». Anche il riconoscimento che le politiche di contenimento della spesa pubblica hanno lasciato un’eredità pesante su famiglie e imprese va nella giusta direzione, ma viene mitigato dalla ferma volontà del ministro di rilanciare la crescita «proseguendo con fermezza sulla strada delle riforme strutturali già avviate». Su quest’ultimo punto sono forti le mie perplessità e dunque resta la preoccupazione. Staremo a vedere comunque quello che riuscirà a portare a casa il nuovo governo. La strada è stretta, in salita e tortuosa, ma per il bene dell’Italia dobbiamo augurarci e contribuire a fare in modo che l’esecutivo riesca a conseguire i suoi ambiziosi obiettivi.

*Segretario Generale Ugl