I salotti-bene, i figuranti e i clown politici contro il popolo di centrodestra

Il vizietto non è nuovo, da sempre insistono sulla distinzione tra la piazza buona e la piazza cattiva. Anche prima del ’94 – anno in cui, per gli opinionisti della sinistra, nacque il popolo delle fiction che poco aveva di politico e molto di pubblicità di detersivi – esisteva un approccio diverso nei confronti dei comizi e dei cortei. Erano “legittimi” se organizzati dalla sinistra o dai sindacati, “pericolosi” se promossi dall’allora Msi o da chi non facesse parte dell’arco costituzionale. Con altre motivazioni ma con simili finalità, lo stesso copione viene riproposto in modo subdolo ogni qualvolta il centrodestra decide di scendere in piazza, ultimo caso in ordine cronologico la manifestazione a Brescia. Immediati i giudizi negativi, “così si delegittimano i giudici”, “è un attacco alla magistratura” e via dicendo. Chi partecipa viene etichettato come “popolo delle impunità”. Negli ultimi anni, i manifestanti del Pdl sono stati apostrofati in tutti i modi: se erano contro l’oppressione delle tasse venivano considerati “evasori”, se erano contro il governo del centrosinistra “antidemocratici”, se erano contro il governo dei tecnici “volevano salvare i propri privilegi”. A Piazza del Popolo a Roma con Berlusconi, secondo alcuni resoconti, c’erano “figuranti pagati” e i radical chic sorridevano ironici: “Più che militanti sembrano personaggi usciti dalle trasmissioni di Maria De Filippi”. Erano in tanti? Flores d’Arcais aveva già la risposta pronta: “Anche Hitler riempiva le piazze”. Una mancanza di rispetto nei confronti della gente che la dice lunga sul metro di giudizio di una certa sinistra. Persino nel 2006, l’imponente manifestazione di piazza San Giovanni venne accompagnata dalle critiche, “un corteo più da Bagaglino che politico”. Fassino parlò di “manifestazione senza piattaforma” e Di Pietro di “manifestazione di cartapesta, pallida imitazione del Carnevale di Viareggio”. Di contro, c’è sempre stato giustificazionismo quando le città venivano messe a ferro e fuoco dai “bravi ragazzi dei centri sociali” di cui bisogna “capire le ragioni della rabbia e della protesta”. La loro è comunque una piazza “buona”, piena di “democratici”, che hanno passione e cervello (nonché qualche spranga di troppo, ma questo è un dettaglio irrilevante). Una piazza diversa da quella degli “impresentabili” del centrodestra. Che però, alla fine, danno lezioni a tutti, a cominciare da Lucia Annunziata.