I Cinquestelle in fermento, ma Grillo non fa autocritica e reagisce minacciando espulsioni

Sei elettori su dieci hanno abbandonato il Movimento 5 Stelle in questa tornata amministrativa. I numeri, impietosi, li ha forniti Mannheimer sul Corriere, spiegando che le perdite più importanti hanno riguardato Viterbo, Imperia e Barletta mentre a Roma l’elettorato grillino è sceso del 14,5 per cento. Qualcosa sarà stato sbagliato? Non per Beppe Grillo, che se l’è presa con gli italiani e che prosegue con la linea dell’autoghettizzazione. Il movimento non appoggerà nessuno ai ballottaggi: “Ai prossimi ballottaggi non appoggeremo la destra e tanto meno la sinistra, tra loro non c’è alcuna differenza, forse la destra ti prende un po’ meno per il culo”. La ruggine con la sinistra sgretola sempre di più rapporti di vicinanza tra grillismo e sinistra che sono innegabili, fino a far considerare la destra più credibile e da parte di uno che ha sfidato Berlusconi con parole ultimative: ne resterà uno solo…

Ma il leader deve vedersela anche con la fronda interna, con quei parlamentari che sarebbero stanchi di essere pilotati da Casaleggio, con la base che si sfoga sul web, con chi fino a ieri idolatrava il movimento e oggi non lesina frecciatine, a cominciare da Marco Travaglio che ha accusato i grillini di essere diventati rancorosi, ringhiosi, sempre lì a sospettare complotti inenarrabili dei partiti per far fuori il M5S. E poi, c’è il problema di una classe dirigente mediocre (espressione anch’essa di Travaglio) e Grillo non può fare tutto da solo. Persino l’ideologo Paolo Becchi manifesta qualche tentennamento: sbagliata, per lui, l’idea di disertare gli studi televisivi.

Dinanzi a quest’onda di critiche, anche oggi Grillo ha eseguito la parte che gli viene meglio: quella di chi minaccia espulsioni e probiviri per i ribelli interni. “Chi nel M5S vuole un accordo con il Pd è pregato di avviarsi alla porta. È meglio buttarsi nel vuoto da soli che essere spinti”. Quindi ha come al solito alzato i toni contro la disinformazione di regime, vestendo i panni della vittima: “Dopo le elezioni politiche la stampa e le tv si sono scatenate contro il M5S come se fosse l’anticristo con una rabbia, odio, disprezzo che non hanno riscontro nella Storia d’Italia”. Nel frattempo gli elettori che un tempo guardavano a Grillo sono ora al centro dell’attenzione: Marino vuole dialogare con loro, Alemanno dice di essere attento ai temi dei Cinquestelle e Matteo Renzi tende la mano ai grillini sulle riforme. Quelle che per Grillo sono solo tentazioni da respingere appartengono invece alla normale dialettica tra partiti. La politica si riprende il suo spazio. E l’utopia della rabbia antisistema autosufficiente in un ostentato isolamento non viene compresa da chi fino a pochi mesi fa era stato protagonista dello tsunami Cinquestelle. Elettori che sono rimasti a casa o sono tornati al punto di partenza.