Hollande al massimo dell’impopolarità: i matrimoni gay un autogol per la sinistra

Altro che Italia. Il grande malato d’Europa è la Francia. Deficit fuori controllo, debito alto, spesa pubblica fuori controllo, crescita del Pil pari a zero. Hollande è stato fin qui un disastro: economia a picco, disoccupazione record, governo fermo. Nemmeno Bersani avrebbe fatto peggio. Mito di Nichi Vendola, l’attuale presidente della Repubblica francese aveva puntato tutto sulla tassazione al 75% per i ricchi, in nome della giustizia sociale. Peccato che non solo tanti ricchi francesi sono scappati in Belgio, facendo perdere alla Francia i suoi migliori contribuenti, ma soprattutto che la Corte costituzionale francese abbia dichiarato incostituzionale quella norma perché ingiusta. Paradossale. La Corte ha infatti ritenuto che l’imposta viola il principio di uguaglianza in quanto calcolata su ciascuna persona fisica, al contrario del reddito che è invece su base familiare. Non è una novità: da sempre in nome della giustizia sociale (concetto ambiguo), si commettono le peggiori ingiustizie.

I sondaggi per Hollande sono disastrosi. Il leader socialista è al massimo dell’impopolarità nel suo paese: il 75% dei francesi non ne può più di lui. Ribattezzato per l’appunto da Le Monde “Monsieur 75%”, Hollande ha raggiunto un altro obiettivo. Far rimpiangere Sarkozy, pronto al ritorno. E meno di un socialista su due parla bene del proprio presidente.

Hollande ha così usato i matrimoni gay e le adozioni per le coppie omosessuali come armi di distrazione di massa. Ci ha provato, almeno. Ma è stato un boomerang: il presidente socialista ha raggiunto il minimo dei consensi proprio nel mese in cui ha spinto con una forza quasi violenta il parlamento francese ad approvare anticipatamente la discussa legge sui matrimoni e le adozioni gay, nonostante le imponenti manifestazioni di dissenso tenutesi a Parigi e in tutti i principali centri della Francia. Manifestazioni guidate dall’organizzazione Manif Pour Tous (seguitela su twitter @LaManifPourTous), che più di tutti si oppone alle leggi socialiste. Con la collaborazione dell’Ump, ha portato nelle piazze francesi quasi tre milioni di persone. Hervé Mariton, colui che più di tutti nell’Ump si è schierato contro il matrimonio gay, ha detto: «Diciamo addio alle parole padre e madre. Da ora potremo dire solo “genitori”». Infatti, in alcuni comuni, tipo Saint-Maur-des-Fossés (Val-de-Marne), i formulari scolastici già hanno sostituto padre e madre con “genitore 1” e “genitore 2”. Una follia.

La destra francese è riuscita a parlare all’opinione pubblica prendendo una posizione netta: no ai matrimoni gay e all’adozione “piena” per le coppie omosessuali. Senza posizioni sfumate o incerte. Una scelta giusta e vincente. Una posizione che ha avuto un grande seguito popolare e ha rivitalizzato l’Ump, in grande difficoltà dopo le primarie che videro il partito spaccato a metà.

La battaglia “di destra” contro i matrimoni e le adozioni gay paga, anche in una Francia regno della laicità e dell’egualitarismo: secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Le Parisien, ben il 55% dei francesi è contrario alle nozze gay e all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali mentre solo il 43% è favorevole.

L’Ump è riuscito a intercettare così l’umore popolare e in più sta incastrando Hollande sugli errori di politica economica, la più a sinistra del Vecchio Continente, che sta isolando il presidente socialista anche a livello europeo, dato che la sua pretesa di mettere in campo un asse anti austerità contro la Merkel è inevitabilmente fallita a causa della sua debolezza interna e dei suoi interlocutori, buon ultimo il nostro Enrico Letta. Il fantasma di Sarkozy aleggia su Parigi…