Ho finanziato con 3 euro “Lotta comunista”. E ho scoperto che tra i leninisti Brunetta è meno odiato di Bertinotti

A me i ragazzi che per strada provano a venderti dei giornali fanno simpatia, e comunque li preferisco a quelli dei calzini e dei portachiave fosforescenti, sarà per deformazione professionale. Se poi scopro che una ragazzetta di sedici, diciassette anni, vestita come Joan Baez, che parla con la prosopopea di un Pajetta durante un congresso del Pci degli anni Settanta, che si entusiasma per la ristampa di un’opera di Lenin, che cita a memoria “la rivoluzione che nasce nell’arretrata Russia zarista Lenin che aveva condotto il proletariato alla vittoria mediante un partito fondato sulla scienza marxista”, io quasi mi commuovo. E a fronte della richiesta di un’offerta per “l’organo dei gruppi leninisti della sinistra comunista”, io sgancio tre euro, prendo la copia che mi incita a unirmi ai proletari di tutto il mondo, l’avvolgo maldestramente al rovescio per evitare di essere sorpreso da un collega del “Secolo” e la introduco furtivamente in redazione.

Al riparo da occhi indiscreti, inizio la mia recensione di Lotta comunista, un giornale stampato su una carta vintage che sembra ingiallita al fumo delle miniere siberiani dei gulag di Kolyma. Mi balza subito agli occhi l’attualità delle battaglie comuniste del Terzo Millennio: si parla di rivoluzione leninista, si citano Marx ed Engels, si fa l’elogio del Pimo maggio, della lotta all’imperialismo americano e adesso anche europeo, dei rischi della globalizzazione. Roba fresca, insomma. L’attacco del fondo di prima pagina, poi, è di strettissima attualità: “Il Congresso di Vienna nel 1815 fu l’equivalente della spartizione di Yalta…”. Materiale da breaking news sulla Cnn.

Ma c’è un articolo che all’interno colpisce la mia curiosità, sembra si tratti di qualcosa di contemporaneo, si parla di “cretinismo parlamentare” e di “sovranità perduta”. E ci sono  due citazioni di politici, udite udite, ancora in vita. Il primo è Renato Brunetta, del Pdl, che in una dichiarazione alla Stampa del 25 marzo sostiene che il programma di politica economica di Pd e Pdl è in molti aspetti sovrapponibile. Ma il nemico non è lui. È Fausto Bertinotti, che in un’altra dichiarazione, poco più in basso, dichiara di essersi arreso alla “sospensione delle istituzioni, del Parlamento, perché tanto decidono il governo e Bruxelles” e si spinge fino a lodare “un uomo intelligente e cinico come Mario Draghi, che ha capito come in Europa si debba solo inserire il pilota automatico”. È la resa del compagno Fausto, un’epoca che si chiude, un leninista che se ne va tra i contemporanei che fanno i conti con la dura realtà. Ma neanche questo è uno scoop. Bertinotti da tempo aveva abbandonato i vellutati salotti delle fabbriche per una dura opposizione al sistema capitalista combattuta nella ruvide trincee delle feste di Valeria Marini.

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