Grillo si fa la sua legge-bavaglio: «Non parlate con i giornalisti». E compila la “black list” dei cattivi

«Il sistema dei media è tutto contro di noi». Quindi niente interviste con i giornalisti sgraditi, ordina ai suoi Beppe Grillo. Prima la rabbia contro gli attacchi della stampa al comizio di Lodi, senza però fare riferimento diretto alle polemiche sulla puntata di Report sui conti del movimento, poi la lettera ai deputati Cinquestelle. È un Grillo insolito, passato dal vaffa con la giugulare gonfia al vittimismo personale («fanno dossier contro la mia famiglia») per giocarsi la vecchia carta della persecuzione giornalistica. L’affondo comiziale fa pendant con la mail inviata alle truppe parlamentari (troppo ciarliere?) perché fino al voto si mettano il cerotto  in bocca. Black list dei giornalisti sgarditi, una presenza più assidua del “gruppo di comunicazione” dove si svolgono le interviste, e la creazione di un portale  attraverso cui diffondere i contenuti del movimento. Queste le linee guida della cosiddetta «fase due» della comunicazione Cinquestelle. Ubbidiranno tutti? Il guru del movimento non è nuovo a editti-bavaglio. Dopo l’invito a «evitare la partecipazione ai talk show televisivi» contenuto nel «Codice di comportamento» (la cui violazione ha portato all’espulsione  Marino Mastrangeli), arrivano nuove norme. Grillo, che non siede in Parlamento per sua volontà, non si fida dei cronisti che origliano in Transatlantico ma nemmeno dei suoi, tanto che nella lettera è costretto a chiarire che non si tratta di un’esigenza di controllo ma di «garanzia dei deputati». Ma a tanti il diktat non va giù: «Mi viene da ridere ormai», dice un parlamentare “senza nome”, «pensano che siamo dei pupì. Ma qui si cresce in fretta». Il bavaglio del duo Grillo-Casaleggio arriva sulla scia delle polemiche al vetriolo con Milena Gabanelli, accusata dal popolo grillino di aver tradito il movimento che l’aveva votata come candidata alla successione di Napolitano. Ma anche nel mezzo della guerriglia con il Pd, l’ultimo attacco viene dal deputato Rosato che chiede a Grillo, come tesoriere del movimento, di rendere pubblici i conti. «Dopo diversi problemi – scrive quindi lo staff comunicazione – intensificheremo la presenza dei componenti del gruppo comunicazione in Transatlantico e nell’atrio del palazzo. Oltre all’aspetto psicologico del “giocare in casa” – si spiega – sarà possibile registrare le interviste per ovviare ai cosi tanti problemi sorti in merito». Oltre a confermare i dubbi sulla democrazia interna al movimento, l’operazione tradisce le forti difficoltà e il calo di appeal del non-partito testimoniato dagli ultimi sondaggi. I parlamentari costretti all’opposizione “senza se e senza” al governo Letta smaniano per farsi notare e Grillo sa bene che la strategia post-elettorale non sta dando i frutti sperati. «Dobbiamo andare al governo», ha detto due giorni fa per galvanizzare le piazze. Ma a questo punto i giornalisti potranno scriverl0?.