Gli orrori della Foiba di Basovizza cominciarono nel maggio di 68 anni fa

Almeno diecimila italiani, negli anni drammatici a cavallo del 1945, furono torturati e uccisi a Trieste e nell’Istria controllata dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito. E, in gran parte, vennero gettati (molti ancora vivi) dentro le voragini naturali disseminate sull’altipiano del Carso triestino ed in Istria: le “foibe”. Quella di Basovizza, dichiarata monumento nazionale l’11 settembre 1992, è il simbolo di tutte le atrocità commesse sul finire della seconda guerra mondiale e negli anni successivi dalle milizie e dai fiancheggiatori del dittatore comunista Tito. Questa storia è stata per troppo tempo oscurata e dimenticata in Italia, addirittura negata e cancellata dai libri scolastici, e solo negli ultimi tempi, grazie all’azione dei governi di centrodestra, è entrata a pieno titolo nelle celebrazioni ufficiali con l’istituzione del Giorno del Ricordo (10 febbraio). Basovizza oggi è meta di pellegrinaggi scolastici.
Durante i 40 giorni di occupazione jugoslava (dal primo maggio 1945) le vittime destinate ad essere gettate nella voragine di Basovizza venivano prelevate nelle case di Trieste e portate lì sugli “autocarri della morte”. Quei poveri disgraziati, con le mani straziate dal filo di ferro e spesso avvinti fra loro a catena, venivano sospinti a gruppi verso l’orlo dell’abisso. Una scarica di mitra ai primi faceva precipitare tutti nel baratro. Sul fondo chi non trovava morte istantanea, dopo un volo di oltre 200 metri, continuava ad agonizzare tra gli spasmi delle ferite e le lacerazioni riportate nella caduta tra gli spuntoni di roccia. Molte vittime erano prima spogliate e seviziate. Ma quante furono le persone gettate nella Foiba di Basovizza? È stato fatto un calcolo inusuale e impressionante: tenendo presente la profondità del pozzo prima e dopo la strage, fu rilevata la differenza di una trentina di metri. Lo spazio volumetrico conterrebbe le salme degli infoibati: oltre duemila vittime. Una cifra agghiacciante, per giunta a guerra finita.
Nel 1980, in seguito all’intervento delle associazioni combattentistiche, patriottiche e dei profughi istriani-fiumani-dalmati, il pozzo di Basovizza e la Foiba n.149 vennero riconosciuti quali monumenti d’interesse nazionale. Il sito di Basovizza, sistemato dal Comune di Trieste, divenne il memoriale per tutte le vittime degli eccidi del 1943 e 1945, ma anche il fulcro di polemiche per il prolungato silenzio e il mancato omaggio delle più alte cariche dello Stato. Tale omaggio giunse nel 1991, anno cruciale per la dissoluzione jugoslava e dell’Unione Sovietica, quando a Basovizza si recò l’allora presidente della repubblica Francesco Cossiga, seguito due anni più tardi dal successore Oscar Luigi Scalfaro, che nel 1992 aveva dichiarato la Foiba di Basovizza “monumento nazionale”.