«Giangrande uno di noi»: uno striscione per incoraggiare il brigadiere ferito a Palazzo Chigi

«Giuseppe uno di noi». Questa la scritta che campeggia sullo striscione esposto oggi pomeriggio sulla terrazza dell’ingresso del policlinico Umberto I, a Roma, dove da domenica scorsa è ricoverato il brigadiere Giuseppe Giangrande colpito dai colpi di pistola esplosi da Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi. Ideatori dell’iniziativa sono due carabinieri in congedo, fondatori del gruppo Facebook in onore di Giangrande.  «La nostra vuole essere la risposta a chi inneggia ad un gesto folle come quello di domenica – dicono il pisano Alberto Bertolini e il romano Gabriele Nicoletti – Vogliamo dimostrare che c’è un’Italia buona, bella, che è sempre al fianco di eroi come Giuseppe». Loro Giangrande non lo hanno mai conosciuto, ma da «uomini di Stato, seppur in congedo» non ci stanno alle pagine inneggianti a Preiti comparse sui social network. «La vera Italia è questa – sottolineano -, dove esistono ancora i valori veri». I due colleghi di Giangrande lasciano il Policlinico lanciando un messaggio di solidarietà alla famiglia, ma soprattutto alla figlia del brigadiere: «Forza Martina».

A nome delle forze dell’ordine, Nicola Tanzi, segretario generale del sindacato di polizia Sap, nell’editoriale del bollettino sindacale sollecita le forze politiche a una risposta ai problemi del Paese: «Crescono i problemi economici – dice Tanzi – cresce il disagio dei cittadini, cresce il malessere generale e tutto questo rischia di creare un humus favorevole per la riproduzione di fenomeni di violenza politica che pensavamo e speravamo di non dover più registrare. La storia, da questo punto di vista, ha insegnato davvero poco. I poliziotti e i carabinieri hanno spesso pagato un prezzo altissimo per questo malcontento sociale». In particolare il sindacalista sprona governo e Parlamento: «Se la politica non fornisce risposte adeguate e soprattutto se dimostra di essere totalmente autoreferenziale, qualche “testa matta” può sempre venire fuori e a farne le spese siamo noi». L’invito è ad «abbassare i toni, così com’è altrettanto certo che occorre dare risposte. Ai cittadini come ai poliziotti».