Gasparri: «È tempo di presidenzialismo, sta a noi ripartire con una proposta coraggiosa»

Gasparri

E venne il tempo del presidenzialismo. Con l’augurio che sia la volta buona. Il Pdl ce la sta mettendo tutta per pensare in grande a un progetto complessivo e ambizioso per il bene del Paese, in primis il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri che ha presentato  una proposta di modifica della Costituzione. La strada del presidenzialismo è ormai tracciata.

Gasparri, non possiamo non dirci presidenzialisti…?

Il problema è ripartire con una proposta coraggiosa e alta per avviare una cammino di riforme vere, senza fossilizzarsi su proposte di piccolo cabottaggio.

Lei invita a invertire l’ordine dei problemi: prima un’architettura complessiva e solida dello Stato e poi farne derivare la legge elettorale, e non viceversa. È così?

È così. L’importante è non avere sul grande tema delle riforme un approccio minimalista che mortifichi il dibattito. La vera svolta è una nuova legge che si basi su una nuova forma di Stato e i tempi sono maturi per una nuova forma di Stato basata sulla democrazia diretta. È  tempo quindi di affrontare in maniera decisa dell’elezione diretta del Capo dello Stato dotato di poteri reali. È giusto in questa fase parlare di legge elettorale, ma sarebbe un grave errore non partire prima del presidenzialismo. Precedenza quindi alla democrazia diretta, nuove fondamenta costituzionali su cui basare poi una nuova legge elettorale che punti al rafforzamento del bipolarismo.

Sarebbe la risposta giusta alla crisi del sistema? 

Va da sé che votare direttamente un Capo dello Stato che anche il Capo dell’esecutivo è la via principale  per avvicinare le persone alla istituzioni, realizzando così una partecipazione vera e non solo a parole.

Molti si chiedono se tutte queste belle intenzioni non implichino tempi troppo lunghi, qualora si dovesse andare al voto prima del previsto. I tempi ci sono?

Guardi, è un discorso che non accetto, perché noi non dobbiamo ragionare  come se si dovesse andare a votare domani. Significherebbe ragionare in piccolo e dare già per fallita questa fase di governo, che invece sta proseguendo nel verso giusto. Bisogna pensare positivo e in grande, se si vuole operare per il miglioramento delle istituzioni.

Noi presidenzialisti lo siamo da sempre. E gli altri?

Siamo convinti che sulla Repubblica presidenziale si possa trovare ampia convergenza. Scrivendo sul Secolo sui 25 anni dalla morte di Almirante ho ricordato le sue battaglie coraggiose che avevano il pregio di guardare molto più avanti del suo tempo. Poi, strada facendo, molti si sono “scoperti” presidenzialisti. Alcuni anche inconsapevolmente. Pensi ai grillini,  che con il metodo di far scegliere le candidature in rete, “dal basso”, non fanno altro, in fondo, che avallare una forma di presidenzialismo. Quindi, invece di essere un Paese di presidenzialisti inconsapevoli, di presidenzialisti falliti o mancati, credo sia giunto il momento di fare i presidenzialsiti veri. Anche il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, in una lunga intervista al Corriere della Sera, ha aperto a questa ipotesi, un’esigenza avvertita da diverso tempo trasversalmente in tutti i settori della politica.