“Emergenza nomadi”? Per la Corte di Cassazione non c’è. Annullate le misure del governo Berlusconi

Esulta Amnesty international che la definisce «una grande vittoria, nella lotta contro la discriminazione dei rom in Italia». Festeggiano gli esponenti di Rifondazione comunista e di Sinistra e libertà e altre onlus umanitarie. La sentenza con cui la Corte di cassazione ha dichiarato illegittima l'”emergenza nomadi”, proclamata dal governo Berlusconi il 21 maggio 2008 blocca di fatto gli sgomberi forzati dei campi Rom in tutta Italia. E, tra le altre conseguenze immediate, rivoluziona anche i bandi dei Comuni, mettendo di fatto i cittadini rom in prima fila per l’assegnazione delle case popolari.

Tutto nasce dalla sentenza della Corte Suprema di Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato il 15 febbraio 2012 dal governo, con il quale si richiedeva di cassare la sentenza del Consiglio di Stato che nel novembre 2011 aveva dichiarato l’illegittimità dell’«emergenza nomadi» sul territorio italiano. La vicenda aveva avuto inizio il 21 maggio 2008, quando l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, con decreto dichiarò lo «stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi», nominando i prefetti di Roma, Napoli, Milano commissari delegati «per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza» nelle regioni di Lazio, Campania, e Lombardia. Lo stato di emergenza, di durata annuale, sarebbe dovuto terminare il 31 maggio 2009 ma, contrariamente a quanto previsto, con un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri fu prorogato al 31 dicembre 2010, estendendolo a sua volta alle Regioni del Piemonte e del Veneto. Trascorsi più di due anni dalla sua dichiarazione, un ulteriore decreto prorogava la durata al 31 dicembre 2011 nelle cinque regioni interessate. In seguito ad un ricorso presentato da European Roma Rights Centre e da una famiglia rom, il Consiglio di Stato il 16 novembre 2011 con sentenza n. 6050 ha deciso «l’illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 maggio 2008». Contro di essa il 15 febbraio 2012 il governo Monti ha presentato ricorso presso la Corte Suprema di Cassazione. Oggi la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiudendo ogni possibilità di ulteriori appelli.