Elio e le Storie tese hanno ammazzato il mito stanco del Concertone. Chapeau!

Il Labor Day in America è una festa di tutti, ricchi e poveri, destra e sinistra, lavoratori e disoccupati. Una festa che segna la fine dell’estate, l’inizio della scuola e della stagione sportiva. Una festa omnibus, sentita e festeggiata da tutti. In Italia abbiamo il primo maggio, che fa ponte con il 25 aprile, e viene usata dalla sinistra per rivendicare la propria supremazia politica, culturale e sociale sugli “altri”. È una festa “contro”: contro i padroni, contro il governo, contro i fascisti, etc. Non a caso viene anche usata soprattutto dai centri sociali, i cui componenti mai si sognerebbero di cercarsi un lavoro, per dare sfogo agli istinti peggiori. Ogni anno c’è una scusa, l’ultima quella del “compagno-che-sbaglia Preiti”, con tanto di improvvido discorso della compagna Boldrini, che ha attribuito il tentato omicidio di Preiti alla Società. Sociologismo spicciolo che speravamo di aver risposto negli scatoloni polverosi etichettati con “Sessantotto”. E invece…

In America il Labor Day nacque come una festa sindacale. Le rivendicazioni per l’orario di lavoro, per il salario, poi per il welfare, si sono man mano ridotte anche a causa del peso ridotto del sindacato negli Stati Uniti e soprattutto per la natura diversa del sindacato americano, come ben sa Marchionne, stretto tra le opposte rivendicazioni della Fiom in Italia e della Uaw negli Usa.

In Italia il Primo Maggio è il Concertone a Roma e i concertini nei diversi capoluoghi di regione.  Gran parte di questi eventi è a spese degli Enti locali, cioè del contribuente. La polemica Camusso-Alemanno sui costi dell’evento di Piazza San Giovanni ne è la riprova. Per tacere dei bilanci (segreti) dei sindacati che organizzano questi eventi. Ieri la Camusso, Angeletti e Bonanni hanno fatto l’ennesima “morale” alla politica, l’ennesima richiesta di tasse su chi non è loro iscritto (gli autonomi), patrimoniali (sui padroni) e manette per gli evasori e così via. Tante parole contro i politici. Nessuna parola, nemmeno una, però, sul loro sterminato patrimonio immobiliare, sui loro organici colossali, con migliaia di dipendenti pagati dallo Stato, licenziabili senza articolo 18 e sulla marea di soldi pubblici che entrano nelle loro tasche nonostante l’assenza  – come per i partiti – di una legge che disciplini le organizzazioni sindacali.

E poi c’è il rito stanco del Concertone. La stessa Camusso l’ha definito “datato”, “segnato dal tempo”, prendendosi le critiche dei tanti artisti che vi partecipano, i quali intorno al concertone anti-capitalista del 1° maggio hanno costruito un vero e proprio business. La verità è che il Concertone, come la sinistra, non sta tanto bene. La mazzata finale gliel’han data quei geni di Elio e le storie tese, con la loro simpaticissima canzone “Complesso del Primo maggio”, che ha fatto piazza pulita di tutte le ipocrisie sul primo maggio e il Concertone. Ieri gli Elii cantavano “complesso del primo maggio/ti va riconosciuta una certa dose di coraggio/Complesso del primo maggio/Complesso del primo maggio/che quando la sento mi sento a disagio”. E poi contro la musica balcanica “che ci ha rotto i co**oni”. Per finire con la ridicolizzazione delle “invettive contro il capitalismo”. Il pubblico sotto la pioggia applaudiva. Ricordate Napolitano che al momento del suo insediamento ha tirato bordate contro coloro che lo ascoltavano? Ricevette in cambio sonori applausi. È accaduta la stessa cosa ieri in piazza San Giovanni.  Un rito stanco che si è ripetuto. Forse per l’ultima volta.  Non ne sentiremo la mancanza.