Domenica a Roma in migliaia da tutta Italia in Marcia per la Vita. E la sinistra strumentalizza Giorgiana Masi

Le realtà pro-life di tutta Italia si sono date appuntamento per domenica prossima a Roma per la terza Marcia Nazionale per la Vita. I gruppi che hanno dato l’adesione comprendono istituti religiosi, parrocchie, associazioni laicali. Sono oltre quaranta le città italiane da cui partiranno pullman alla volta di Roma per ribadire un fermo e deciso no all’aborto e alla legge 194. Quest’anno la novità del corteo è rappresentata dalla presenza di molte delegazioni straniere. In particolare, interverranno alla Marcia la neo-presidente della storica March for Life di Washington, Jeanne Monahan, che a gennaio ha portato nella capitale statunitense 650mila persone, e la presidente del movimento Live Action, Lila Rose, nota per la sua lotta senza quartiere all’associazione abortista Planned Parenthood. La mobilitazione di Roma avrà così un respiro internazionale, inserendosi nel contesto delle marce per la vita che da decenni si tengono in tutti quei Paesi dove sono state approvate leggi abortiste. Tra le personalità estere di rilievo, si segnalano anche il dottor Xavier Dor, finito più volte in carcere per le sue battaglie a difesa della vita e Nicholas Windsor, figlio della duchessa di Kent e nipote della regina Elisabetta. Come scritto da monsignor Vincenzo Paglia, è «un gesto per risvegliare le coscienze, per testimoniare la propria convinzione di fede, ma anche per mobilitare gli uomini di buona volontà in difesa della vita e mantenere vivo nella società il rifiuto dell’aborto».  La Marcia partirà dal Colosseo alle 9 e si concluderà a Castel Sant’Angelo verso le 11,30.  Stasera si terrà alle 20,30, presso la Basilica dei SS. Apostoli, una veglia di preghiera, presieduta dal cardinal Burke.

Ma per i soliti noti dei centri sociali e della sinistra estrema non si può fare. Lo ha spiegato bene Paolo Ferrero che ha sparato a zero contro la «nuova marcia antiabortista. «Alemanno, per compiacere il Vaticano in campagna elettorale, ha scelto di autorizzare quella manifestazione mentre ai movimenti delle donne nel nome di Giorgiana Masi che volevano fare un sit-in a Campo dei Fiori è stato negato il permesso». «È semplicemente vergognoso», ha tuonato il segretario di Rifondazione comunista. In realtà, il sindaco di Roma non ha alcun ruolo visto che l’autorizzazione deve arrivare dalla Questura,  che ha scelto per motivi di ordine pubblico di non far coincidere le due manifestazioni. Il paradosso, semmai, è che per fare campagna elettorale si è strumentalizzata la memoria della militante radicale uccisa il 12 maggio di 36 anni, che ormai viene commemorata solo da Marco Pannella e dagli esponenti del partito di Torre Argentina. Quest’anno, invece, a sinistra fanno a gara per ricordarla. Tutto per qualche voto in più.