Disinformazione in campo: i titoli dei quotidiani on line parlano di piazza divisa tra slogan e fischi…

Innegabile. Al termine di una giornata particolare, con il clima surriscaldato da violenti e provocatori di professione, i maggiori quotidiani on line hanno dato una lettura del tutto lontana dalla realtà, lasciando intendere che al comizio di Berlusconi ci sia stata un’ampia fetta del popolo di centrodestra che contestava il leader. Il Corriere della Sera ha semplificato in questo modo: “Piazza divisa, fischi e tensione”, come se la gente si fosse spaccata sulle parole del Cavaliere (mentre c’erano gruppi organizzati dell’estrema sinistra che, ripetendo un copione già visto, erano lì per insultare). Un altro sommario recitava: “In piazza militanti e antagonisti, un ferito”, mentre era accaduto l’esatto contrario, e cioè che un simpatizzante del Pdl era stato aggredito con calci e pugni mentre si recava tranquillamente al comizio. Repubblica ha titolato “Brescia, folla contesta Berlusconi”, senza specificare che la folla era appunto il gruppo di “giovani” dei centri sociali. E ancora “Piazza divisa, slogan e fischi”, sempre sviante rispetto alla realtà dei fatti. «Il Pdl – ha sottolineato l’ufficio stampa del partito in una nota – respinge con fermezza i titoli pubblicati dal Corriere.it e da Repubblica.it che descrivono in modo arbitrario e artificioso una piazza divisa tra chi sostiene Berlusconi e chi lo contesta». Niente di più falso. «In piazza Duomo ci sono circa 15mila sostenitori del Popolo della Libertà festanti e uniti intorno a Berlusconi. Di contro gruppi di facinorosi hanno messo in piedi un’incivile aggressione verbale e fisica (anche con danni a persone) sia per le via di Brescia sia in fondo alla piazza, per impedire a Berlusconi di parlare e ai parlamentari del Pdl di giungere sotto il palco. Invece di denunciare questo clima di intolleranza e violenza, tanto antidemocratico da non voler consentire lo svolgimento della manifestazione – si legge ancora – si preferisce dare una rappresentazione fantasiosa per alimentare la falsa notizia di un popolo che non segue più compatto il suo leader».