Destra e sinistra: dietro le etichette c’è ancora un’identità?

Ha ancora senso, in tempi di politica “liquida”, cercare di mettere a fuoco cosa siano la destra e la sinistra? Ci prova la rivista Memoria e Ricerca (edizioni Franco Angeli) trasferendo l’esegesi dal piano politico-ideologico a quello dell’immaginario. Il filo rosso degli interventi (firmati da Maurizio Ridolfi, Vincent Duclert, Jorge del Palacio, Nikos Marantzidis, Emanuela Costantini, Sante Cruciani, Luciano Cheles, Patrizia Audenino, Caroline Pane, Caroline Pane) è spiegare in che modo, col tempo, si sia passati a identificare la destra e la sinistra non più con alcuni princìpi tra di loro inconciliabili (uguaglinza-disuguaglianza, tradizione-innovazione, libertà-autorità) ma con stereotipi comportamentali. Senza contare che alcuni valori (onestà, sincerità, incorruttibilità, capacità di comunicare) sono diventati un patrimonio conteso a destra come a sinistra e difficilmente incasellabile in modo fisso da una parte o dall’altra. In pratica le antiche etichette che dalla Rivoluzione francese in poi si sono insediate nell’immaginario europeo risentono del logorìo del tempo e anche della banalizzazione del linguaggio politico oltre a presentarsi in modo non sempre omogeneo nella realtà europea, che non a caso viene tenuta presente nel numero della rivista confrontando il caso italiano con quelli spagnolo, francese, greco e croato.