Dati allarmanti sullo stato dell’economia, l’Italia affonda. Ma l’Agenda Monti dov’è finita?

Lo stato dell’economia del Paese non è soltanto preoccupante, ma disperato. Tutti gli indicatori lo attestano inequivocabilmente. I dati più significativi, appena resi noti,  non lasciano margini a dubbi. L’inflazione, per  via della drastica caduta dei consumi, è crollata all’1,1%; il mercato della casa è tornato ai livelli del 1985, vale a dire -25%; la produzione industriale è in picchiata: -5,2%; il debito pubblico ha toccato un nuovo record: 2.034,7 miliardi. Il tutto mentre lo “spettro” dello spread si mantiene sotto i 300 punti, nonostante tutto, a dimostrazione forse che era quando ci spaventava era un “effetto speciale”.

Domanda semplice semplice: dove sono finite le “miracolose” promesse della “cura Monti”? La “luce in fondo al tunnel” che il Professore vedeva evidentemente si è spenta. E, più di tutte le cifre, lo testimonia quella che in apparenza dovrebbe essere la meno sconfortante, vale dire l’inflazione. Non inganni: se è così bassa è perché la recessione è altissima, la gente è sfiduciata, il denaro non circola, non si spende più e perfino i consumi di prima necessità, dagli alimentari all’abbigliamento, hanno subito una contrazione senza precedenti negli ultimi trent’anni. Del resto dalla dilatazione della disoccupazione alla perdita del potere di acquisto, l’impoverimento delle famiglie italiane è certificato senza ombra di dubbio. E tutti i rilevatori concordano purtroppo nel sostenere che difficilmente usciremo dal famoso tunnel nei prossimi due o tre anni.

L’Agenda Monti, quella sulla quale l’ex-premier ha costruito il suo partito –  più di carta velina che di plastica, nel quale i brandelli rimasti stanno furiosamente litigando e probabilmente domani certificheranno l’impossibilità della coesistenza tra le varie “anime” – semplicemente non esiste più, è stata abrogata dai fatti, dall’incosistenza di un progetto vago, ragionieristico che si è squagliato come neve al sole. È mancata la politica, con tutta evidenza. A conferma che un manipolo di “tecnici” può al massimo tagliare, amputare, restringere, raschiare il fondo del barile, ma senza una prospettiva di sviluppo e di crescita tutte le politiche di austerità, come la storia recente e meno recente insegna, sono destinate al fallimento.

Un fallimento che adesso è sotto i nostri occhi. E sorprende che di esso nessuno chieda a Monti conto e ragione. Ed insieme con lui agli ex-ministri Passera e Fornero che più di tutti portano la responsabilità del mancato decollo economico o, quanto meno, del processo di decadenza che s’intendeva arginare nell’autunno 2011.

Storia passata che tuttavia fa ancora male. Molto male. Alle famiglie, alle imprese, alla comunità nazionale che assiste impotente ai corollari della disperazione nelle forme più estreme da parte di disoccupati ed imprenditori.

Il governo Letta è animato da tante buone intenzioni e ci sembra che il ministro dell’Economia, Saccomanni si stia muovendo bene, con perizia e determinazione nei confronti dell’Unione europea. Ma dove potrà arrivare con il sostegno di una maggioranza “strana”, a dir poco, esposta a tutti i venti e preda di convulsioni che prima o poi esploderanno?

L’interrogativo rende più drammatico il quadro esposto che illividisce se lo si considera dentro una cornice fatta di conflitti sociali e di intolleranza politica.