Con la crisi torna di moda la cambiale. Ed è boom di “protesti”, soprattutto al meridione

Italiani sempre più indebitati, con rate che non rimborsano. E più sottoscrittori di cambiali.  Nel 2012 famiglie e imprese hanno lasciato in sospeso pagamenti per quasi 34 miliardi di euro (33,7 miliardi per l’esattezza), il 78,5% dei circa 43 miliardi affidati alle società di recupero crediti, nei confronti di banche, società finanziarie, multiutilities, telecomunicazioni e Pubblica amministrazione. Ben 24 miliardi, ossia il 71% del totale di debiti non pagati lo scorso anno, riguardano le sole famiglie. A fotografare la difficile realtà provocata dalla crisi è il terzo Rapporto dell’associazione confindustriale Unirec (Unione nazionale imprese a tutela del credito). La richiesta di recupero va dalle rate di prestiti e per l’acquisto di beni di largo consumo alle rate dei mutui fino ai canoni di leasing ed alle bollette insolute di luce, gas, acqua e telefono. Un dato, quello dei 34 miliardi non recuperati, in aumento rispetto al 2011 del 17% (quando erano 29 miliardi) e rispetto al 2010 del 48% (23 miliardi). Di conseguenza, dei 43 miliardi di crediti affidati alle società nel 2012, solo il 21,5% pari a 9,3 miliardi è stato recuperato (comunque in aumento di 150 milioni sul 2011). Ma la crisi spinge a cambiare anche il costume sociale. A questi dati va infatti aggiunto il forte ritorno all’uso delle cambiali: il loro numero è aumentato del 5% sul 2011 e del 44% sul 2009, mentre il loro ammontare complessivo ha fatto registrare un +2% rispetto al 2011 e un +17% rispetto al 2009. Mentre continuano ad aumentare i protesti, in crescita da ormai cinque trimestri consecutivi. Le difficoltà a far quadrare i conti spingono parallelamente l’attività di recupero crediti: il numero delle pratiche affidate nel 2012 è stato pari a circa 35 milioni (2 milioni in più del 2011) per un volume di complessivi 43 miliardi di euro (5,2 miliardi in più del 2011, pari ad un incremento del 14%). Dal Rapporto annuale emerge, inoltre, che le regioni italiane più “indebitate” – quelle, cioé, con la maggiore entità di importi affidati – sono la Sicilia (15% degli importi totali), la Campania (14%), la Lombardia (13%) ed il Lazio (8%). Questo “osservatorio privilegiato ci permette di misurare oggettivamente quanto sia diminuita la capacità delle imprese e delle famiglie italiane di onorare le proprie obbligazioni e di rimborsare i prestiti contratti, in un contesto che assume, sempre di più, i contorni dell’emergenza sociale”, commenta il presidente Unirec, Gianni Amprino.