Campagna per Roma: Alemanno punta sugli animalisti, Marino replica con un comizio al campo nomadi

Gianni Alemanno in posa con il suo gatto certosino. A qualche ora di distanza dalla dura contestazione fatta a Campo de Fiori da alcuni animalisti al candidato sindaco del centrosinistra Ignazio Marino, il sindaco posta su Facebook una sua foto dove sorridente, camicia bianca e orologio al polso, abbraccia il suo Bizet. «Roma negli ultimi 5 anni si è confermata città sensibile verso gli animali – scrive il sindaco di Roma sul Social network -, capace di ascoltare tutti i rappresentanti delle associazioni animaliste presenti sul territorio. La mia idea è quella di una città a misura degli animali. Tra i miei impegni, anche quello di patrocinare e favorire il più possibile ricerche e studi su efficaci metodi alternativi alla sperimentazione animale nel settore farmaceutico. Con la vostra fiducia continuerò a farlo!”.  Non è la prima volta che il primo cittadino prende decisamente posizione in favore degli animali e dei gatti in particolare. Resta famosa la presa di posizione dello scorso inverno in favore della colonia felina di Torre Argentina, che la Sovraintendenza ai Beni culturali voleva sfrattare. La colonia felina «piú conosciuta al mondo«, del cui rischio sfratto aveva scritto anche il New York Times.  Alemanno si mise di traverso («La colonia di Largo Argentina non si tocca») e la storica colonia felina è ancora lì.

Se il candidato Marino, che si è sempre dichiarato favorevole alla vivisezione, perde punti con l’elettorato animalista, recupera terreno con altre fette dell’elettorato, quelle più care alla visione terzomondista. Oggi l’ex chirurgo genovese ha fatto visita al campo nomadi in via Luigi Candoni, nella periferia sud della Capitale. «In questi cinque anni – ha attaccato Marino – si sono fatti tanti passi indietro. Alemanno ha discriminato, tentato procedure che hanno fatto inorridire come la raccolta delle impronte. Insomma ha demolito più che costruire». Per il candidato di Pd e Sel, «dobbiamo immaginare una città dove i 30 milioni di euro che erano disposizione del sindaco Alemanno non vengano usati per progetti come la raccolta delle impronte digitali dei bambini o la distruzione dei campi ma per organizzare meglio l’integrazione culturale. L’idea di chiudere i nomadi in dei campi – ha proseguito Marino – senza una visione di integrazione nella società credo sia sbagliata. Dal 28 maggio dobbiamo mettere un punto alla politica dell’emarginazione e della discriminazione e fare spazio alla cultura della legalità».