Auguri a Clint Eastwoood: l’icona ruvida e pensante della destra festeggia 83 anni

Prima che esordisse nella mitica “trilogia del dollaro”, il grande Sergio Leone disse di Clint Eastwood che «sembrava avesse solo due espressioni: con il sigaro e senza».  Una battuta che durò lo spazio di un attimo, ma che stigmatizzò da subito il fascino ieratico di una maschera inconfondibile: quella di un personaggio nato nella polvere e plasmato con l’acciaio per scontrarsi contro l’aridità del mondo circostante. Il volto impenetrabile di un attore simbolo dell’eroismo puro e inalienabile che oggi, nel giorno del suo ottantantatreesimo compleanno, si conferma mito vivente e icona di un cinema magistralmente classico e, al tempo stesso, innovativamente ruvido che, con l’aumentare degli anni, arricchisce un carnet di celluloide affollato di successi, di veri capolavori. Nato a san Francisco il 31 maggio del 1930. Esploso sul grande schermo prima in Italia grazie agli spaghetti western di Leone (Per un pugno di dollari, 1964, Per qualche dollaro in più, 1965, e Il buono, il brutto e il cattivo, 1966), poi, sublimato dalla critica europea, deflagrato negli States, dove la sua espressione indecifrabile ,quel suo sorriso sottinteso, quei lineamenti che sembrano scolpiti nella pietra e quella sua comunicazione verbale ridotta al minimo, diventano il passaporto per l’ingresso nello star system hollywoodiano. Uno star system che non può voltare lo sguardo da un talento narrativo e dalla prorompenza di un’icona istrionica entrata da subito nell’immaginario collettivo, ma che guarda comunque di traverso a quel professionista che da subito fa outing del proprio credo politico. Eastwood si descrive come un libertario; è registrato come repubblicano fin dal ’51, quando appoggia apertamente la candidatura di Eisenhower; un’appartenenza definitivamente acclarata nel ’68 e nel ’72, con il sostegno tributato a Richard Nixon, appoggio condizionato comunque dalla messa in discussione della moralità presidenziale dopo lo scandalo del Watergate. Convinzioni politiche che esprimo l’aderenza di Clint Eastwood a un mondo ideologico fortemente conservatore che, se non si è tradotto in una carriera politica, (l’attore si è limitato a sostenere Arnold Schwarzenegger in entrambe le campagne elettorali governative della California nel 2003 e nel 2006, oltre ad aver appoggiato e finanziato John McCain per le elezioni presidenziali del 2008), ha fortemente permeato la sua produzione artistica. Oltre ai leggendari protagonisti western, infatti, che fosse L’uomo dalla cravatta di cuoio o Il texano dagli occhi di ghiaccio. Che fosse il rude ispettore Callaghan o l’ultimo antieroe per caso al centro di intrighi spionistici, l’interprete o il regista di Gran Torino o de Gli spietati (western crepuscolare da lui diretto e che gli è valso ben 4 Oscar), Clint Eastwood ha sempre portato il suo sguardo: quello dell’attore e del narratore conservatore e tradizionalista, lettore tra le righe di una società americana vista da destra. Un percorso affidato all’immagine di cavaliere incorruttibile di tanti film vissuti da protagonista, e alle regie di Un mondo perfetto, Mystic River, fino all’apoteosi di Million dollar babyGran Torino, Flags of ours Fathers. Dietro la macchin, l’occhio clinico di un simbolo vivente, forte di un talento e di una coerenza che, ancora una volta, solo nel 2012, è intervenuto alla convention repubblicana di Tampa dove, da ex pistolero senza macchia e senza peccato – e peli sulla lingua –  ha sferrato un duro attacco a Obama e alle sue politiche interventiste. E in quello che è diventato uno dei dialoghi più cliccati in Rete, Eastwood, fingendo di dialogare con il presidente democratico, si è rivolto ad una sedia vuota. Echi e clamori sul web ancora non accennano a placarsi. Come non accenna ad attenurasi una passione civile e un amore per il cinema di un autore indomito che oggi spegnerà 83 candeline.