Arriva la sinistra “Rossa” con Turigliatto & Co. Frammenti di un fallimento annunciato

«A voi la parola l’ha tolta la Storia»: chi non ricorda questa frase tagliente come una stilettata del film di Moretti del 1991, Il portaborse, pronunciata da Bottero, il politico spregiudicato, al giornalista dell’ultrasinistra che gli dà la caccia in nome di un mondo ormai estinto proprio in quegli anni? La frase torna in mente,  con tutto l’anacronismo del caso, alla notizia che qualcuno stia pensando di dare forma a un nuovo cantiere politico chiamato “Rossa”. Più che rifondare i principi del comunismo, l’idea è quella di creare qualcosa che in Italia, a differenza di altri Paesi europei, non c’è ( già, chissà perché…): una sinistra anticapitalista e libertaria di massa. Un cantiere che si propone di essere alternativo alla destra, ovviamente, ma soprattutto al Partito democratico e a quel centrosinistra “originario” che punta a ricostruire, ad esempio, Sel. Il bello è che ad avere questa brillante idea che dovrebbe/vorrebbe proiettare la sinistra verso la modernità sono degli spezzoni di fallimenti passati dell’ultrasinistra e del sindacalismo di base, da Fabrizio Tomaselli (esecutivo Usb), a Franco Russo, da Giovanni Russo Spena a Franco Turigliatto. Primo atto del progetto è stata un’assemblea – circa 300 i partecipanti – a Bologna, in un cinema parrocchiale sotto una chiesa nel quartiere Bolognina. Ma la scelta non ha niente di simbolico, tengano a precisare, anzi speriamo non porti sfiga, lasciano intendere i nuovi eroi più a sinistra delle socialdemocrazie. «Siamo alla Bolognina», ha detto aprendo i lavori Giorgio Cremaschi, sindacalista di minoranza della Cgil. «Non lo sapevamo… Il Pd è nato lì, speriamo di non fare lo stesso percorso…». Dopo un minuto di silenzio per i morti del porto di Genova, è stato letto un messaggio del regista Ken Loach, sorta di padrino di questo movimento che ha ricordato come «i vecchi partiti del centrosinistra siano ormai compromessi dal loro sostegno al programma di austerità. La loro idea di un capitalismo compassionevole – ha scritto – non può essere accettato per lavorare nell’interesse di tutti, è chiaramente una truffa. Abbiamo bisogno di ricominciare». Il nuovo che avanza si chiama “Rossa”, sostenuto da un linguaggio che riporta le lancette dell’orologio politico a oltre trent’anni fa. «Viviamo in un sistema che ha come scopo principale il supersfruttamento del lavoro – si legge nel documento programmatico redatto da Cremaschi – È necessario, qui e ora un movimento anticapitalista e libertario. Rendere attuale il socialismo. Io non reggo più l’assuefazione alla criminalità economica che ci governa», dice Cremaschi. Il sindacalista ha ricordato la strage di Dacca dove sono morte oltre mille persone: «Producevano anche per Benetton. Io vorrei che da questa assemblea partisse una campagna di boicottaggio. Dovremmo boicottarne tanti? Prendiamone uno, ne educhiamo cento», suggeriscono come metodo di battaglia innovativo. Il sinistrume non si rassegna alla sconfitta e fa sapere che il prossimo appuntamento sarà a settembre. Per ottobre, è stata invece lanciata la proposta di una grande manifestazione contro il «governo Napolitano e la troika europea». Aspettavano solo “la Rossa” per correggere il tiro, a Bruxelles.  La speranza è di coinvolgere migliaia di persone in questo progetto, farne un’esperienza di massa: «Troppa fiducia? Al massimo – dicono tra l’ironico e l’amaro – andrà male come tutte le altre esperienze». Senza parole.