Alla ricerca della destra perduta? Ma con realismo e (soprattutto) umiltà

Nei giorni scorsi, e a seguito della decretata fine dell’esperienza finiana, si è tornati a parlare e a far parlare della necessità/possibilità che i numerosi frammenti della destra si riaggreghino. Qualcuno chiede già “per fare cosa?”. Ma i più domandano “per seguire chi?”. Si tratta di un problema annoso e incapacitante. Molti, troppi, sono convinti da venti anni di liderismo che prima esista un capo e poi nasca un soggetto politico. E ci si chiede quindi quale dei vari leader dei frammenti delle destre dovrebbe o potrebbe mettersi a capo di tutti e perché tutti gli altri leader degli altri gruppi e gruppetti dovrebbero mettersi sotto proprio quel leader e non altri. Molte altre persone si dicono che non si vede perché chi è corresponsabile dell’attuale frammentazione dovrebbe essere oggi preso in considerazione per riproporsi come nuovo. E allora c’è chi dice che bisogna trovare un “leader” tutto nuovo. Ma come? Mettendo un annuncio sul giornale? Contattando un’agenzia di casting o di lavoro interinale? E seppure non fosse un capo ma un testimonial, prima ci deve essere qualcosa da testimoniare. E se è una guida, qualcuno da guidare. E se è solo un portavoce, almeno qualcosa da dire. Cos’è oggi la destra? Qual è la sua idea forza che dovrebbe aggregare un consistente consenso popolare? Il fatto stesso di dire che tutto dipende dalla cerca del leader testimonia che proprio non si è capito che bisogna essere interpreti di qualcosa che già sia condiviso e bisogna dirlo bene e per primo. Siamo contro il potere delle banche? C’è già Grillo. Siamo contro l’immigrazione? C’è già la Lega e l’epoca del populismo xenofobo è già finita. Siamo contro la la rottamazione dei lavoratori? Anche la Camusso. Siamo per il partito della Patria? Oggi lo interpreta Napolitano. Siamo contro i matrimoni gay? Anche il Papa. Siamo il partito dalle mani pulite? Stendiamo un velo pietoso. Il partito legge e ordine? Lo ha già fatto Di Pietro e non convince più, ci ha provato Ingroia col suo partito delle manette e non è neanche partito. La politica si fa in un altro modo. Bisogna cavalcare l’onda, ma l’onda non viene quando decidiamo noi. Bisogna prepararsi e aspettare. Non basta avere una bella tavola e il look giusto. Se il mare è in bonaccia resti fermo o vai alla deriva. E basta soprattutto con il paragone con la destra francese o con Marine Le Pen. Bisogna conoscerla la storia politica francese. Le Pen padre è stato il leader di un “partito dell’uno virgola” per decenni, in contrasto con altri partitelli di destra marginali e minimali. Il Fn al contrario degli altri insisteva su una politica anti-immigrazione che gli altri partitelli comprensibilmente snobbavano e accusavano di rozzezza. Quando, all’improvviso, in tutta Europa è esplosa la protesta contro l’immigrazione il Fn era lì da tempo ed ha avuto un inatteso successo elettorale. Successo che poteva essere effimero, ma Jean-Marie ha avuto il buon senso di chiamare a quel punto a raccolta tutti e spiegare che da quella base si poteva crescere tutti insieme e di più. Così il partitello è divenuto un partito, animato e scosso da correnti, cospirazioni congressuali e tutto il resto. Ma ha retto, si è radicato ed è cresciuto. E dopo quasi mezzo secolo Jean-Marie ha lasciato il testimone a Marine, che è stata all’altezza del compito. Quindi, la riunificazione si fa quando uno dei concorrenti vince. Il contrario non avviene. Se si mettono insieme cinque società che hanno fatto bancarotta, non si realizza da solo un miracolo economico. Non si fa un partito perché decine di persone che hanno vissuto di politica non vogliono perdere l’opportunità di restare nel circuito. Ritroviamoci, sì, ma non nella speranza che venti sconfitti insieme possano far rinascere una speranza di vittoria. Ritroviamo una visione originale ma che sia assolutamente in sintonia con i tempi. Ritroviamo le nostre parole d’ordine, ma per scegliere quelle che il nostro popolo vuole sentire. Non già “la nostra gente” smarrita che cerca una zattera alla quale aggrapparsi. La destra, unica nella storia del dopoguerra, ha cercato sempre di rappresentare non una parte ma l’interezza del popolo e della nazione. Non le è mai bastato essere solo “destra”. Vogliamo proporci alla guida del nostro popolo? Ci vorrà molto più che una serie di convegni. Ammesso che ce lo meritiamo, ci vorrà molto lavoro. E soprattutto, molta umiltà.