Alemanno crede nella rimonta: «Non lasciamo la capitale a Marino, ai nomadi e ai centri sociali»

«A Roma vince chi vota. Per proseguire nel lavoro svolto e non riconsegnare la città a quella sinistra che l’ha distrutta, il 9 e il 10 giugno tutti devono andare a votare». Non usa mezzi termini il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, per richiamare i cittadini al voto.

Sindaco, il primo turno non è stato quello che ci si aspettava. 

«No, certo. Tutte le rilevazioni, anche quelle fatte dalla sinistra, davano un esito diverso. Nessuno aveva valutato un’astensione dal voto così alta. Tutti i partiti sono stati penalizzati. La sinistra, con la sua strutturazione storica, ha retto un po’ meglio ma, come ha riconosciuto lo stesso Veltroni, il PD e tutta l’area di centrosinistra lamenta una emorragia di voti. Ora, però, giochiamo una nuova partita. Il ballottaggio non è il “secondo tempo” del primo turno. È una partita diversa, nella quale siamo solo in due. È una partita che vincerà chi avrà la capacità di parlare al cuore dei cittadini e portarli alle urne. Il 9 e 10 giugno vince chi vota».

Qual è l’appello che si sente di fare ai romani?

«Per il bene di Roma e dei romani non possiamo consegnare la città a chi non la conosce, come Marino, e a quella parte politica, il centrosinistra, che l’ha completamente distrutta dal punto di vista finanziario, dei progetti, dello sviluppo, dell’occupazione. Non andare alle urne vuol dire far tornare gli amici dei centri sociali e delle occupazioni, quelli della banda del buco di bilancio, quelli del dissesto finanziario di Atac e Ama. Marino è un signore che fa politica dal 2006, senza mai essersi occupato di Roma. Gli hanno fatto un “corso intensivo” e si vede. E non mi riferisco al non conoscere le strade della città. Mi riferisco alle idee strampalate che sono state tirate fuori da Marino: i soldi per gli sfrattati, i soldi per le giovani coppie, i soldi per i giovani disoccupati, i progetti tecnicamente inutili e irrealizzabili sulla mobilità. È palese la sua non conoscenza della città».

Quale rischio correrebbe la città se finisse nelle mani del centrosinistra di Marino?

«Non c’è solo il rischio di vedere vanificato il lavoro di questi cinque anni, fatto di risanamento del bilancio a fronte di una situazione di tagli drammatica, attenzione ai veri deboli, miglioramento dei servizi comunali. E non c’è solo il rischio di vedere proliferare campi nomadi indiscriminati come all’epoca di Veltroni, occupazioni abusive a iosa, ma c’è il rischio concreto che di tutte le belle favole che Marino racconta non solamente non se ne realizzerà neanche una ma la città perderà almeno due o tre anni prima di risvegliarsi bruscamente alla realtà dei fatti. E Roma non si merita questo. Al contrario, noi oltre ad aver salvato la città dalla bancarotta che avrebbe comportato la chiusura di tutti i servizi pubblici – dal trasporto agli asili, dai centri anziani alla pulizia delle strade, dai vigili all’anagrafe – abbiamo avviato il rilancio economico, eliminato l’Imu per 376mila famiglie romane, cancellato Equitalia e sbloccato i pagamenti per le imprese, fatto di progetti concreti, realizzabili, economicamente sostenibili e non invasivi per il territorio. Il secondo mandato per il quale chiediamo il voto è quello che rilancerà definitivamente la città, facendola uscire per prima in Italia dalla crisi economica e occupazionale. Noi siamo la garanzia che una città migliore è possibile. Per questo, ribadisco che è necessario che il 9 e 10 giugno i romani vadano a votare».