Addio a Little Tony, l’Elvis tricolore amato dal pubblico e strapazzato dalla critica ipocrita

Il Cuore matto non batte più. Con Little Tony, l’Elvis Tricolore, se ne va un altro pezzo della nostra storia musicale. Il ragazzo col ciuffo si è spento a 72 anni, a Villa Margherita a Roma, dove era ricoverato da tre mesiper un tumore che non ha perdonato.  Un addio annunciato, anche se Antonio Ciacci, questo il suo vero nome, non si era mai arreso. Come quando il suo “cuore matto” si era fermato anche se solo per un attimo, nel 2006 durante un concerto in Canada. Il giovane Antonio si appassiona fin da giovanissimo al rock and roll e si esibisce ai Castelli Romani nei ristoranti, locali da ballo, balere e nei teatri di avanspettacolo. Ma si fa le ossa in Inghilterra dove si trasferisce con i fratelli convinto da un impresario inglese, Jack Good: nasce così il marchio “Little Tony and his Brothers”, che si fa strada nel Regno Unito e che poi lo lancerà anche in Italia tra il ’58 e il ’60. Sono quelli gli anni delle hit Johnny B. Good e Lucille. Ma la vera occasione della sua carri era arriva nel ’61 sulle note del ritmo dirompente di 24 mila bacì. La canta in coppia con Adriano Celentano al Festival di Sanremo e si piazza al secondo posto. Un brano che diventerà un classico, cui seguiranno altri grandi successi. Nel ’66  Riderà vende quasi un milione di copie, anche se forse il suo brano distintivo sarà Cuore matto, rimasto al vertice delle classifiche in Italia per dodici settimane consecutive. Si aprono per lui i mercati discografici di Europa e Sudamerica. Popolarissimo e sempre fedele alla sua fede rock, addolcita da una vena melodica tipicamente italiana, Little Tony può vantare una serie di hit del calibro di La spada nel cuore, che presenta a Sanremo nel 1970 in coppia con Patty Pravo. In quegli anni è il re delle piste da ballo e l’idolo della gente semplice. Ciuffo cotonato, giacche con lustrini e frange, aveva il grande Elvis Presley come Stella polare. In un celebre saggio sul trash (Andy Warhol era un coatto), Tommaso Labranca ha scritto una bella verità sull’umanità di Little Tony. «Un caso di emulazione talmente lampante che a volte mi ritrovo a pensare il contrario. Ossia, che Elvis abbia sempre copiato da Little Tony», scrisse il saggista. «Ha detto Little: “Quando seppi che Elvis era morto, passeggiai senza meta sulla spiaggia per tutta la notte. Un qualsiasi altro emulatore invidioso – si legge-  saputo che il suo modello era defunto e che quindi sarebbe stato l’unico a poter sfoggiare ciuffoni e improbabili zampe di elefante tempestate di strass, avrebbe goduto. Per Little Tony si è invece trattato quasi di una vedovanza”. La popolarità ottenuta anche a dispetto della critica che da noi guarda sempre con sospetto chi ha ua presa popolare immediata, lo porta ad interpretare anche molti film cosiddetti “musicarelli”. Nel ’76 con la fortunata sigla televisiva Profumo di mare entra nelle case di tutti gli italiani con la longeva serie Love boat. Sempre vita e curioso, pieno di iniziative, con l’amico Bobby Solo, e con Rosanna Fratello, negli anni ’80 decide di cambiare aria e dà vita al gruppo I Robot. Ha festeggiato mezzo secolo di carriera sul palco dell’Ariston nel 2008 con un brano dal titolo evocativo Non finisce qui.  In quell’occasione si tolse qualche sassolino: «La critica – ebbe modo di dire –  mi ha sempre maltrattato senza capire che io con la musica melodica non c’entro nulla. Non ho mai pensato di essere bravo come Gianni Morandi, Albano o Massimo Ranieri. Ma se c’è da cantare rock’n roll o country in Italia non ce n’è per nessuno. Nessuno pensa alle difficltà che ho superato». Su Twitter è un elogio continuo di tanti suoi colleghi. Ma c’è  anche chi, come Enrico Ruggeri, critica la “beatificazione social”: «E adesso via con la solita postuma ipocrita beatificazione in un Paese che arriva sempre dopo». Ha ragione.