Abel Ferrara rilegge il sexygate di Dsk con Depardieu protagonista

Metà satiro, metà economista, interamente discutibile. Dominique Strauss-Khan, ex direttore generale del fondo monetario internazionale, riformatore modernista e libertino vecchio stampo, da oggi è anche protagonista del nuovo film di Abel Ferrara, Welcome to New York, ispirato all’ultimo scandalo sessuale che ne ha coinvolto immagine pubblica e travolto la carriera politica. Un estratto del film, forse sarebbe più appropriato dire un concentrato di immagini inedite della pellicola, sarebbe stato presentato in questi giorni a Cannes, non alla stampa, ma esclusivamente a probabili acquirenti. Un’effettiva coincidenza di tempi: non a caso, proprio nel maggio di due anni fa, il sexy gate esploso in una stanza del Sofitel di Manhattan – dove si sarebbe consumato il presunto tentativo di violenza ai danni di una cameriera d’albergo – e il conseguente processo, legale e mediatico, che sentenziarono sin dalle prime battute le dimissioni e la rinuncia a sfidare Sarkozy alla presidenziali, tennero banco sulla croisette, dominando la scena, tanto che tutti gli operatori del settore avevano già scommesso che dell’intera vicenda si sarebbe potuto fare un film.

«Umanità, potere, donne, sesso, denaro: ci sono tutti gli elementi per farlo diventare un titolo di successo», aveva detto allora Jean-Andre Yerles, co-presidente dell’Associazione degli sceneggiatori francesi. Oggi quel progetto è stato tradotto su pellicola, facendo tornare sotto i riflettori, ancora una volta, quella fitta trama di feste, orge, incontri a base di champagne e sesso proibito, limousine e manette ai polsi, orde di giornalisti che assediano le strade, insomma quella caotica babilonia di scandali rivelati e incontri segreti, in quella primavera del 2011 sbattuti, tra pubbliche virtù e vizi privati, nei servizi d’apertura dei tg e sulle prime pagine dei principali quotidiani. Il video promo, una sorta di trailer trapelato sul web, sul caso Dsk, riletto per il grande schermo da Ferrara, e girato tra New York, Washington e la Francia, si conclude poi, tra nudi, sigari Havana e suite di lussuosi hotel, con l’incontro tra il politico socialista e una cameriera nella camera 2806 del Sofitel di New York: ultima in ordine di tempo di una lunga lista di vittime, più o meno acclarate, attenzionate dal presunto seduttore seriale, cui nella finzione cinematografica presta volto e prorompenza fisica Gerarde Depardieu, affiancato sul set da Jacqueline Bisset nei panni di Anne Sinclair.

In primo piano, l’ascesa e la caduta del genio di Strauss Khan, che sull’altare dell’arroganza e della libidine ha sacrificato in un grand hotel di Times Square, rispettabilità e prospettive politiche. Alle sue presunte prede, risarcimenti e indennizzi concordati in sede civile e, dopo la gogna mediatica, pulpiti internetici e ribalte editoriali:  c’è materia anche per prequel e sequel d’autore.